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Servizio alle Scuole di Formazione all'Impegno Sociale e Politico
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S.F.I.S.P.:
STORIA ED EVOLUZIONE NELL'AMBITO ECCLESIALE

di Nereo Tiso

(Relazione tenuta a Pisa - marzo 2002)

Introduzione

Ci troviamo in un momento indubbiamente complesso per la politica: le sue articolazioni sono incomprensibili ai più e hanno come effetto un disinnamoramento che sfiora l'apatia, almeno così sentiamo nel linguaggio comune. La conseguenza mostra un distacco passivo dall'agire e dall'interesse per il bene comune quale obiettivo principale di chi governa la polis. La riflessione, quindi, non può attendere tempi migliori per potere dare il suo contributo e cominciare ad affrontare temi importanti attraverso il confronto dialettico tra posizioni anche diverse, spesso opposte o addirittura inconciliabili. E' necessario, pertanto, interrogarci come credenti e come Comunità cristiane sul futuro della realtà politica e sociale ritenendo, comunque, che anche il mondo dei non credenti non possa fare da spettatore di fronte a tanti e tali cambiamenti.
E' una questione che sottolinea come si debba osservare il mondo in repentina trasformazione dal di dentro, cercando di far emergere quella volontà civica di dover operare per il bene comune, cioè, come affermava Maritain, per "il bene del corpo sociale che è la vita buona per la moltitudine delle persone e nel quale trova fondamento l'autorità"; oppure, come afferma un "pensionato" eccellente, il card. C.M. Martini, per "l'insieme delle condizioni di vita di una società, che favoriscono il benessere, il progresso umano di tutti i cittadini".

 

Le Scuole diocesane: nascita e diffusione

Già nell'ormai lontano 1976, nel convegno di Roma dal titolo Evangelizzazione e promozione umana, si intravvedeva nella Chiesa italiana l'opportunità di una riflessione sulla realtà socio-politica. In essa si ribadiva la separazione netta della chiesa dalla politica e si auspicava che la politica fosse al servizio dell'uomo come lo è la Chiesa, anche se quest'ultima ha caratteristiche religiose e non politiche. Si ripercorreva in quel convegno l'importanza della Gaudium et Spes con riferimento particolare al n. 76: "La Chiesa in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun partito politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana. La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio delle stesse persone umane".
Nel convegno del 1976, si parlava anche della necessaria responsabilità dei cattolici, e soprattutto dei laici cattolici in campo politico, auspicando per loro una formazione pre-politica adeguata all'impegno che avrebbero dovuto assumere in seguito. Le comunità, in altre parole, devono investire le loro energie educative e creative per sviluppare una cultura sociale e politica di ispirazione cristiana capace di essere valida mediatrice culturale in grado di riprendere una qualificata presenza del laicato cattolico nella società civile.
Tutto ciò è stato rafforzato da Giovanni Paolo II nel discorso di Puebla (1979) ai vescovi latino-americani in cui affermava di rilanciare la "dottrina sociale della chiesa" per meglio realizzare il "bene comune" nella società. Diciamo che è stato un richiamo forte ad un maggiore impegno dei cristiani nel sociale e nel politico al fine di migliorare la società a partire dai valori fondanti la fede cristiana.
La Chiesa italiana e le prospettive del Paese. Un documento molto interessante del 1981, unisce i due grandi convegni ecclesiali del 1976 e del 1985 (di cui parleremo più avanti), metteva ancora una volta la Chiesa di fronte alla necessità di un maggiore e responsabile impegno da parte del laicato anche attraverso un'attività formativa.
Ma è il 1985 l'anno fondamentale per la nascita e la crescita delle Scuole socio politiche. Durante il convegno ecclesiale di Loreto dal titolo Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini ebbe inizio quella grande riflessione sulla Dsc. L'invito fu rivolto da Giovanni Paolo II ai cattolici perché andassero oltre le rivendicazioni impegnandosi nella realtà politica uniti sul versante etico senza creare un'unità politica operativa, cioè un partito, che operasse in modo anacronistico su basi confessionali. Il Papa nel suo discorso afferma con forza che "i cristiani mancherebbero ai loro compiti se non s' impegnassero a far sì che le strutture sociali siano o tornino ad essere sempre più rispettose di quei valori etici, in cui si rispecchia la piena verità sull'uomo" dando così inizio alla nuova prospettiva istituzionale delle Scuole.
L'impulso dato dal Papa e le riflessioni dei convegnisti, diedero avvio ad una grande vitalità nella Chiesa tanto che diverse iniziative ebbero a cominciare. Se fin dagli anni '80 le iniziative a riguardo la formazione all'impegno socio politico erano sporadiche, dal 1986, seppur con diverse modalità, il numero delle Scuole iniziò a crescere rapidamente mostrando una nuovo entusiasmo nella Chiesa. Dopo pochi anni, e precisamente nel 1989, arrivarono ad una stima di 220.
Fin dall'inizio le Scuole sorsero facendo riferimento a due modelli che ancora oggi sono significativi nel pensiero socio-politico della Chiesa: il modello di Palermo, con la Scuola "Padre Arrupe", e quello di Milano con la scuola diocesana. Da una parte si sviluppa la preparazione di specialisti in politica, dall'altra si è ritenuto dare un carattere più popolare anche se non meno qualificato.
Ma la Chiesa, sensibile all'evolversi delle situazioni politiche e sociali nel nostro paese, sottolinea l'importanza dell'impegno socio-politico, auspicando che questo si traduca nella formazione del laicato attraverso le Scuole. La sua preoccupazione, però, è anche che questa "novità" dinamica abbia caratteristiche ecclesiali, indicando delle piste da seguire nel cammino (Nota Pastorale 1989):
1) Il cammino delle scuole deve riferirsi costantemente alla Dottrina Sociale Cristiana come anima e struttura portante, non solo per i contenuti.
2) Occorre unire coerentemente "l'etica della testimonianza e l'etica della responsabilità".
3) Va fatta una sintesi tra "l'etica personale e l'etica comunitaria". Inoltre, viene sollecitata la necessità di una "formazione spirituale alla politica, una spiritualità incarnata".
Si danno anche delle indicazioni sulla strutturazione delle Scuole e sui programmi, cercando di uniformare la loro variegata origine. Infatti, vennero istituite da moltissimi Enti e movimenti anche se il maggior numero fu aperto dalle diocesi, spesso su sollecitazione degli stessi vescovi.
Dobbiamo sottolineare però, che non tutte le scuole nate nel 1986 e quelle esistenti nel 1989 potevano identificarsi col termine di "scuola" nel senso più classico della sua accezione e cioè una struttura con corsi sistematici, in orari e luoghi predefiniti, con docenti che insegnano per un congruo numero di ore. Spesso venivano chiamate "scuole" anche da chi le presentava come incontri pubblici e ciclici sui temi della DSC. Il rapporto è di 130 scuole tradizionali a 90 che operano con incontri pubblici.


Gli allievi delle scuole

Per avere chiaro chi sono i frequentanti delle Scuole di formazione socio-politica, si andrà a delinearne alcune caratteristiche che si sono rilevate dalle varie indagini svolte nel decennio 1989-99:
a. il numero maggiore di frequentanti è rappresentato da maschi anche se il numero delle presenze femminili è decisamente aumentato; addirittura quasi raddoppiato nel periodo considerato;
b. l'età è quella del giovane adulto, variabile cioè tra i 18 e i 35 anni;
c. gli iscritti hanno mediamente un grado d'istruzione elevato anche perché molte scuole richiedevano e richiedono un titolo di studio per l'iscrizione;
d. l'ambiente di provenienza degli iscritti continua ad essere quello parrocchiale ed ecclesiale in genere, nonostante si noti un aumento degli iscritti provenienti dalla politica e dal sindacato;
e. le motivazioni che spingono gli allievi ad iscriversi sono generalmente di carattere conoscitivo.


L'attività formativa

· Nella stragrande maggioranza delle Scuole tradizionali, si hanno piani di studio organici e ben strutturati da svolgere nell'arco di un biennio e, talvolta, di un triennio.

· La frequenza alle lezioni, che prevedono da un minimo di 15 ad un massimo di 220 ore annue, è obbligatoria.

· Le lezioni hanno normalmente cadenza settimanale; talvolta bi o trisettimanale e si tengono per lo più la sera.

· Alla conclusione del corso i frequentanti, nel 52% dei casi, ricevevano un attestato dopo aver superato un esame scritto od orale.

· I contenuti dei programmi variavano e le materie insegnate andavano dalla Dottrina Sociale della Chiesa all'economia, dalla politica all'attualità, dalle materie giuridiche alla storia.


La crisi

E' sicuramente interessante sottolineare come il biennio tra 1989-90 possa considerarsi il biennio "d'oro" delle Scuole, dovuto soprattutto all'entusiasmo emerso dopo il congresso di Loreto e, probabilmente, anche dal momento storico che si stava vivendo. Il cambiamento radicale della politica internazionale con la caduta del comunismo, la fine dell'egemonia sovietica e le rivoluzioni pacifiche innescate per la libertà, hanno provocato una nuova riflessione, che ha fatto emergere la volontà di crescita culturale, sociale e politica dei cattolici e non solo.
Le Scuole hanno avuto una nascita spesso spontanea e una notevole espansione sul territorio italiano con una prevalenza al Nord. Dopo l'entusiasmo iniziale e le indagini fatte dagli organismi nazionali (Uff. CEI e Fondazione Lanza) riferiti agli anni 1988-89, 1994-95, 1998-1999, una continua ed inesorabile riduzione del loro numero, soprattutto di quelle strutturate, conduce ad una ulteriore e, forse, più complessa riflessione. La riduzione è stata di circa il 34,6% nell'arco del decennio 1989-99 e la tendenza negativa viene registrata in tutte le regioni.
L'esperienza delle Scuole, soprattutto a partire dagli anni '90, fu messa a dura prova dalla contingenza dei fatti che andavano emergendo in tutta Italia. Certo non fu un gran momento per le Scuole, ma esse, da una situazione negativa, ripresero vigore ricevendo ulteriori impulsi positivi e propositivi dalla celebrazione dei cento anni della DSC con la pubblicazione dell'Enciclica Centesimus annus e dalla ripresa delle Settimane Sociali.
Non si può non sottolineare come questo periodo fu un periodo triste per la politica italiana degenerata in una collusione affaristica. Il sistema dei partiti non fu in grado di rinnovarsi nonostante la denuncia del documento Educare alla Legalità del 1991. Tutto ciò pose le basi per un desiderio di cambiamento da parte dell'opinione pubblica e decretò la fine di un certo modo di fare politica. Il partito di riferimento dei cattolici, la DC, scomparve assieme al PSI; dalle ceneri della DC nacquero il Partito Popolare e, successivamente, una piccola schiera di partiti che fecero scelte opposte. E' il periodo di "Mani Pulite", chiamata giornalisticamente "Tangentopoli"; un periodo dal quale sembra difficile uscirne tanto che, ancora oggi se ne discute, e quel che è peggio, si continua nella corruzione.
Tutto ciò mostra in maniera evidente come i cattolici comincino ad avere caratteristiche politiche opposte: diventeranno parte integrante di schieramenti avversi con proposte politiche, economiche, sociali e culturali per il governo del paese radicalmente diverse. Tutti i partiti nati dalla scomparsa della DC, cercano di mostrare all'opinione pubblica di essere il "vero volto" dei cattolici italiani in politica.

 

Un nuovo modo di far politica

Nel periodo della crisi del modello dei partiti si sviluppa un profondo mutamento socio-culturale che ha nei mass media, specie nella Tv, la sua forza propulsiva e invadente. Cambia radicalmente il modo di fare politica: non è più la dialettica propositiva con la quale si è in grado di convincere l'altro che la propria proposta è migliore, ma è la "dialettica dell'immagine" fondata sui dati di ascolto e la "dialettica dei sondaggi" che influiscono, nella loro variabilità, sulla sensibilità dell'opinione pubblica.
Ovviamente tutto ciò ha provocato un'affievolirsi della proposta delle Scuole, che fanno fatica a rendere sensibile l'opinione pubblica ai valori dell'agire politico quale "forma alta della carità". Questa nuova politica ha portato e porta al disorientamento della base cattolica, che spesso si trova nell'incertezza di fare delle scelte precise, probabilmente non percependo nel panorama attuale quell'istanza etica che possa incontrare la propria sensibilità. Di fronte a tanta difficoltà e confusione di messaggi, i laici cristiani hanno una visione alquanto negativa della politica e tendono ad estraniarsene.
Tutto ciò rende ancora più difficile per le Scuole sostenere delle motivazioni che abbraccino le diverse proposte di entrambi gli schieramenti politici. Certamente i laici impegnati in politica o almeno quelli più sensibili alle questioni politiche, possono avere delle opinioni comuni su alcuni argomenti, ma sono molto lontani quanto al modello di società che propongono, al sistema economico, ai modelli di sevizi da erogare ai cittadini; in sostanza, la radicale separazione tra i cattolici è sul modo di pensare e realizzare il bene comune.
A questo punto l'eventuale sbocco politico che fin dall'inizio spesso veniva offerto dalle Scuole a conclusione degli studi, diventa sempre più complesso e meno chiaro. Da qui si deduce una scarsa vitalità delle Scuole, che si trovano in difficoltà nell'offrire al laicato impegnato una proposta che sia in grado di essere trasversale agli schieramenti e che possa far sì che l'impegno si orienti prioritariamente verso la società civile e non verso le proposte di una parte politica.
Quello che oggi si va affermando è una mentalità che riconosce il modello neo-liberista come l'unico in grado di garantire libertà nel suo deterministico scorrere, lontano dalla partecipazione sociale, dal concetto di integrazione che, pur non senza difetti, era parte della cultura dei cattolici democratici. Il concetto di competizione capitalistica invade anche il mondo socio-culturale in una egemonia quasi totalizzante, vanificando la riflessione formativa che da sempre le Scuole avevano come obiettivo primario del loro esistere.
A questo punto, i laici, ai quali soprattutto era ed è rivolta la formazione delle Scuole, si trovano a vagare in cerca di proposte valide per poter iniziare nuovamente una riflessione che possa integrarsi con la propria fede e con i propri valori condivisi. Un laicato maturo, capace di porsi delle domande e conscio di aver raggiunto la consapevolezza di essere tale, nel suo attuale disorientamento, sente la necessità di essere guidato ad una ricerca approfondita fatta di confronto e di verifica continua nel desiderio di voler operare per il bene comune.


Le scuole oggi

L'ultima ricerca di monitoraggio delle Scuole alla quale si è dedicata la Fondazione Lanza di Padova aggiornata a gennaio 2002, mostra una situazione che bene sintetizza il trend di riduzione del loro numero e della diversità di impianto didattico, contenutistico, programmatico e strutturale in genere.
Se da queste tabelle la riflessione sulla situazione attuale delle Scuole fosse solo negativa e si chiedesse quasi una chiusura totale anche di queste ultime, si mancherebbe all'impegno in un capitolo importante della formazione dei laici indicato dai Vescovi nel 1995 come "progetto culturale orientato in senso cristiano". L'ottimismo talvolta viene a mancare e non si può non essere realisti, ma ciò non toglie che da questi dati si possa avere una lettura più positiva senza voler a tutti i costi abbandonare un progetto che ha avuto e che continua ad avere, seppur in modo più ridotto per quanto riguarda la quantità e non la qualità dell'offerta, un ruolo fondamentale nella formazione dei laici ai problemi sociali e politici in un'apertura sempre più ampia sul territorio per un confronto maggiormente costruttivo e non solo competitivo.

Le 77 SFISP presenti sul territorio sono così suddivise

SFISP attive 40 52%
SFISP non attive (*) 37 48%
Totale SFISP 77 100%

(*) Tra le non attive sono state inserite anche le SFISP che non si è stati in grado di contattare.

Tipologia di lavoro delle 40 SFISP attive

Attività tradizionale 18 45%
Incontri pubblici 19 48%
Senza risposta 3 7%
Totale 40 100%

 

Suddivisione per aree geografiche delle 40 SFISP attive

AREA N. % TRADIZ. INC.PUBBL. SENZA RISP.
Nord 16 40% 5 10 1
Centro e Sardegna 9 22% 500 4
Sud e Sicilia 15 38% 8 5 2
Totale 40 100%

Temi trattati:

Dottrina sociale della Chiesa
Bioetica
Globalizzazione
Persona
Sussidiarietà
Famiglia
Sanità
Scuola
Lavoro
Amm.ne locale
Pubblica amministrazione
Economia e Cooperazione
Islam
Consumo critico
Solidarietà
Famiglia
Volontariato
Welfare
Riforme
Diritto Internazionale
Etica e finanza
Debito estero

Dai programmi pervenuti dalle Scuole si può notare che i temi trattati sono i più vari, spesso vicini alle realtà culturali nelle quali si trovano a operare.



COGLIERE UNA SFIDA:
Quali prospettive per le SFISP?

Se l'analisi si fermasse e lo sconforto ci avvolgesse, il destino delle Scuole di formazione sociale e politica sarebbe segnato: chiusura totale. Ma le riflessioni che si stanno facendo vanno nel senso opposto. Non si vuole smantellare l'esistente per pensare e progettare qualcosa di alternativo, ma si intende ripensare il modo di fare Scuola di formazione in una prospettiva più ampia.
Una prospettiva che possa essere in grado di raccogliere gli stimoli della Dottrina sociale della Chiesa (che secondo don Paolo Doni "ha bisogno di essere ripensata al fine non tanto di modificarla, bensì di coglierne le potenzialità in un contesto inedito come quello attuale") per riprendere un cammino che possa coinvolgere quegli ambiti pastorali dei quali le SFISP sono un momento importante, ma non l'unico, per la formazione sociale e politica dei laici e dei cittadini.

 

Le Comunità cristiane e l'educazione alla politica

La riflessione deve ripartire dal documento dei vescovi del 1998 "Le Comunità cristiane educano al sociale e al politico" che mette in evidenza l'importanza di un laicato che è maggioranza nella Chiesa e che deve vantare un diritto di cittadinanza senza subire passivamente gli avvenimenti. I laici devono diventare attori protagonisti all'interno della comunità cristiana e della comunità civile. Si parla, dunque, di un laicato adulto in grado di affrontare le sfide che gli si propongono mostrandosi in grado di confrontarsi alla luce del Vangelo.
E' una responsabilità quella dei laici, che abbraccia la scelta di essere nella società come testimoni all'interno di legittime pluralità di opzioni politiche a confronto con una dimensione culturale, politica e sociale in continua evoluzione. Pur partecipando a schieramenti avversi, i cristiani impegnati in politica non possono non costruire qualcosa di comune alla luce della fede.
Nella comunità cristiana, dunque, si apre la sfida di affrontare l'esigenza di educare a vivere e a testimoniare il Vangelo nella realtà contemporanea, complessa e, talvolta, avversa. E' una forma permanente di educazione in grado di abbracciare tutti gli aspetti della vita pastorale nella riflessione socio-politica-culturale. Non può più essere una forma isolata di espressione e testimonianza, ma integrata nel modello educativo proposto dalla comunità cristiana. Ciò non significa abbandonare il sistema della Scuole che va invece sollecitato, migliorato, e che merita altresì un'attenzione di verifica particolare attraverso un continuo e responsabile discernimento.


Alcune proposte

Le proposte che emergono, alcune già in fase di avanzato cammino altre ancora in fase iniziale, si rivolgono ai responsabili delle Scuole e della pastorale diocesana nel suo complesso, e ai responsabili della Pastorale sociale e del lavoro. Le proposte possono essere d'aiuto per una riflessione su questi temi per ricominciare un cammino a partire dall'esistente senza gettare a mare tutto ciò che di significativo da anni si è fatto.

1. La riflessione, nonostante la crisi, non è mai venuta meno e le esigenze di Scuole che magari avevano lasciato aperto un piccolo spiraglio per ricominciare la loro attività di formazione, ma anche della Comunità cristiana nel suo complesso, hanno spinto alla realizzazione di un testo-sussidio che abbraccia due componenti fondamentali della stessa comunità cristiana: i giovani e la famiglia. Attraverso domande provocatorie, percorsi e parole chiave, il testo sottolinea i vari temi andando via via approfondendo. Domande, percorsi, parole chiave, aiutano ad affrontare le tematiche sostenute dal costante indicatore di direzione della DSC e della Parola di Dio. Un altro tema affrontato dal fascicolo è il rapporto con il denaro, con l'economia troppo spesso distaccata dalla quotidianità ,quasi fosse marginale rispetto alle scelte individuali. Il testo offre anche indicazioni pratiche e metodologiche.

2. Si sta elaborando un documento intermedio con delle proposte operative da sottoporre ad un gruppo di esperti. Il risultato della riflessione sarà messo poi a disposizione delle Scuole attive, delle potenziali Scuole (per ora operanti solo con convegni e seminari), e ai responsabili della Pastorale del Lavoro delle varie Diocesi perché possano intraprendere percorsi formativi.

3. A livello nazionale si sta pensando il modo di coinvolgere gli Uffici della Pastorale ordinaria perché si ritiene che non si possa affrontare un così importante tema solo a livello di gruppo ristretto; si sta pensando all'Ufficio Catechistico, all'Azione Cattolica, all'Ufficio Missionario.

4. Si sta preparando un questionario da inviare a tutti i vescovi delle diocesi italiane per sapere se nelle loro diocesi esiste un Ufficio per la Pastorale del lavoro, se e come sta operando.

I documenti che offriranno spunti operativi, terranno conto delle indicazioni qui di seguito riportare tratte dal documento Le Comunità cristiane educano al sociale e al politico:
a. la formazione di base e la sensibilizzazione
b. le Scuole diocesane per la formazione all'impegno sociale e politico
c. le iniziative specifiche
d. l'accompagnamento spirituale e culturale per i già impegnati

Tutto ciò sembra ambizioso; per qualcuno sembra la rianimazione di cadaveri; per altri un ripensare la realtà attuale alla luce della fede. E' una sfida.