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Democrazia: scelte, scenari, speranze

Il 9 e 10 aprile, con il nostro voto, scegliamo le forze politiche che rappresenteranno nei prossimi anni, in Parlamento, il popolo italiano nell’esercizio dei delicati poteri legislativi e di governo.

La Chiesa padovana, tramite la Presidenza del Consiglio pastorale diocesano, propone a elettrici/elettori una breve riflessione che non vuole essere un’indicazione di voto, ma un aiuto a cogliere l’importanza del momento, la necessità del discernimento e della partecipazione.

I cristiani, e quanti tra loro sono impegnati in politica, hanno come riferimento la Dottrina Sociale della Chiesa, ricordando però che «nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa» (Gaudium et spes, n. 43).

Il presente e il futuro della democrazia ci interessano, come cittadini e come credenti.


1.  Le scelte

In un tempo impegnativo per la nostra Repubblica, per il futuro dell’Unione Europea, per la giustizia e la pace tra i popoli è importante esercitare il nostro diritto/dovere di voto.

 Da 60 anni, dal 2 giugno 1946, l’Italia elegge democraticamente i componenti delle Assemblee rappresentative: è un diritto, frutto di scelte responsabili, patrimonio da non disperdere.

Oggi, le nostre scelte sono rese più difficili dalla nuova legge elettorale, che impedisce di indicare direttamente i candidati e, più ancora, dal clima di esasperata conflittualità, irresponsabilmente alimentato e troppo facilmente divulgato. Ciò nonostante vanno superati motivi di distrazione, delusione e disimpegno, coscienti che comunque si può contribuire a rinsaldare l’esperienza della partecipazione, attenta ai programmi delle coalizioni e alla credibilità dei candidati.

Scegliere costa fatica, esige riflessione, confronto, valutazione, capacità di andare oltre gli slogan e gli spot pubblicitari. Vogliamo vivere, qui e ora, quelle virtù – prudenza, giustizia, fortezza, temperanza – che sono il cardine di una politica di qualità.

Sarà determinante, nel mandato che daremo, la ricerca del bene comune di fronte alle nuove sfide globali della società, della finanza, dei mezzi di comunicazione, della scienza e della tecnologia.


2.  Gli scenari

Gli scenari italiani sono stati studiati dalla 44a Settimana Sociale dei cattolici italiani (Bologna, ottobre 2004), il cui documento finale (novembre 2005) ricorda che il pluralismo delle scelte non indebolisce la presenza ma può arricchire gli schieramenti culturali e politici che si confrontano.

Partendo dal pluralismo e dalle diverse collocazioni politiche è bene poi ricordare e ritrovare alcuni elementi costitutivi e “non negoziabili” della democrazia:

·          «La democrazia diventa tale quando si propone come obiettivo fondamentale il rispetto e la promozione dei diritti originali e inviolabili di ciascuno e di tutti» (Documento finale della 44^ Settimana Sociale dei cattolici italiani, n. 6 / lettera a).

Per questo non sono eticamente accettabili programmi politici, leggi e gestioni della cosa pubblica che creano differenze o discriminazioni tra cittadini nei diritti fondamentali, in base alle appartenenze di razza, di religione, di ceto sociale, di partito o altro.

·          «Il rifiuto di considerare l’avversario ideologico o politico come un nemico, la capacità di stare dentro i conflitti e di elaborarli positivamente trasformandoli in occasioni di crescita per tutti, l’approccio positivo alla diversità intesa come ricchezza (e non come invece attentato all’identità), la disponibilità ad ascoltare (e non solo a sentire) l’altro, sapendosi mettere in discussione per ricercare insieme le ragioni della verità e per rintracciare sul piano operativo soluzioni che tengano conto degli apporti di ciascuno, sono altrettanti fattori di cui la democrazia ha urgente bisogno, non solo nel nostro paese, per potersi pienamente realizzare». (Documento finale, n. 6 / lettera b).

Per questo non è accettabile una gestione della cosa pubblica che mortifichi la partecipazione dei cittadini, la quale può realizzarsi solamente in presenza di una informazione reale, cioè non strumentale o parziale.

·          «Un’autentica democrazia è possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana» (Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, n. 46).

I valori sui quali si fonda una democrazia riguardano tutto l’arco dell’esistenza umana e sociale e tutte le persone:

-          la vita, valore assoluto e primo, da rispettare, valorizzare e difendere dal concepimento alla morte;

-          la pace, condizione indispensabile per il rispetto di ogni persona e dei popoli. Base della convivenza sociale, richiede un chiaro rifiuto della guerra e della cultura del nemico/delle armi, la ricerca del dialogo, una visione di solidarietà allargata, il rispetto delle diversità e una precisa attenzione alle nuove dinamiche migratorie che, oggi più che mai, coinvolgono e interpellano la vita delle nostre comunità e i rapporti interpersonali. Ma anche l’impegno nella cooperazione internazionale per sostenere scelte politiche che favoriscano l’evoluzione dei popoli e non l’accentuarsi dello scarto fra paesi ricchi e altri sempre più poveri;

-          la famiglia, fondata sul matrimonio, cellula costitutiva del tessuto sociale, che necessita di essere sostenuta da adeguate politiche sociali, lavorative, scolastiche;

-          la salute, bene primario da tutelare e promuovere, assicurando a tutti l’accesso alle cure e all’assistenza con adeguate politiche socio-sanitarie;

-          la giustizia, esente da forme di ingiustificato privilegio, è prerequisito per il rispetto di ogni valore e insieme meta e “misura” della politica stessa;

-          il lavoro e la sua organizzazione, che devono riconoscere dignità alla persona, favorire la stabilità delle famiglie e un futuro alle nuove generazioni;

-          la cultura, patrimonio di vita, di idee, di conoscenze, quale risorsa per la crescita dell’uomo e il progresso scientifico e tecnologico della società;

-          la salvaguardia del creato, bene di tutti e di ciascuno, che ci impegna nella responsabilità del futuro nostro e dei nostri figli.

Questi valori, per noi cristiani, non sono opzionali e sono strettamente intrecciati. Di qui la fatica per valutare e scegliere le proposte politiche. Ogni elettrice/elettore che voglia prendere una decisione prudente deve discernere quali beni fondamentali sono in questione e giudicare quale parte politica dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione.

 

3.  Le speranze

Nella traccia proposta in preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale (Verona, ottobre 2006), Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, si legge: «La testimonianza della speranza è anche fare attenzione all’ambito della cittadinanza. Tipica della cittadinanza è l’idea di un radicamento in una storia civile, dotata delle sue tradizioni e dei suoi personaggi, e insieme il suo significato universale di civiltà politica. Oggi, per i processi di globalizzazione, la cittadinanza si trova ad essere insieme locale e mondiale».

Questo è anche il futuro della democrazia, della giustizia, della solidarietà, della cooperazione.

Questo futuro ci sta a cuore: chiede a noi e a coloro che voteremo coerenza di vita e stili di fraternità, esemplarità personale ed esemplarità pubblica.

Questo è il futuro di corresponsabilità e trasparenza che chiediamo di costruire insieme alle donne e agli uomini che lavoreranno nei prossimi cinque anni alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, nel solco dei valori fondanti della nostra Costituzione, linfa vitale della democrazia.

A conclusione di questa riflessione, ricordiamo le parole del Salmo 126 «Se il Signore non costruisce la casa…, se il Signore non custodisce la città…» vani sono gli sforzi dell’uomo. Invitiamo perciò le comunità cristiane a coltivare la preghiera per i politici, perché il Signore illumini la loro mente e il loro cuore a cercare il bene comune nella libertà e nella pace.

La Presidenza
del Consiglio Pastorale Diocesano di Padova

Padova, 15.3.2006


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