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La Chiesa padovana, tramite la Presidenza del Consiglio
pastorale diocesano, propone a elettrici/elettori una breve riflessione che non vuole essere un’indicazione
di voto, ma un aiuto a cogliere l’importanza
del momento, la necessità del discernimento e della partecipazione.
I cristiani, e quanti tra loro sono impegnati in politica,
hanno come riferimento la Dottrina Sociale della Chiesa, ricordando però che
«nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria
opinione l’autorità della Chiesa» (Gaudium et spes, n. 43).
Il presente e il futuro della democrazia ci interessano,
come cittadini e come credenti.
1. Le scelte
In un tempo impegnativo per la nostra Repubblica,
per il futuro dell’Unione Europea, per la giustizia e la pace tra i popoli è
importante esercitare il nostro diritto/dovere
di voto.
Da 60 anni,
dal 2 giugno 1946, l’Italia elegge democraticamente i componenti delle Assemblee
rappresentative: è un diritto, frutto di scelte responsabili, patrimonio da
non disperdere.
Oggi, le nostre scelte sono
rese più difficili dalla nuova legge elettorale, che impedisce di indicare direttamente
i candidati e, più ancora, dal clima di esasperata conflittualità, irresponsabilmente
alimentato e troppo facilmente divulgato. Ciò nonostante vanno superati motivi
di distrazione, delusione e disimpegno, coscienti che comunque si può contribuire
a rinsaldare l’esperienza della partecipazione, attenta ai programmi delle coalizioni
e alla credibilità dei candidati.
Scegliere
costa fatica, esige riflessione, confronto, valutazione, capacità di andare
oltre gli slogan e gli spot pubblicitari. Vogliamo vivere, qui e ora, quelle virtù – prudenza, giustizia, fortezza, temperanza
– che sono il cardine di una politica di qualità.
Sarà
determinante, nel mandato che daremo, la
ricerca del bene comune di fronte alle nuove sfide globali della società,
della finanza, dei mezzi di comunicazione, della scienza e della tecnologia.
2. Gli scenari
Gli scenari italiani sono stati studiati dalla 44a
Settimana Sociale dei cattolici italiani (Bologna, ottobre 2004), il cui documento
finale (novembre 2005) ricorda che il pluralismo delle scelte non indebolisce
la presenza ma può arricchire gli schieramenti culturali e politici che si confrontano.
Partendo dal pluralismo e dalle diverse collocazioni
politiche è bene poi ricordare e ritrovare alcuni elementi costitutivi e “non negoziabili” della
democrazia:
·
«La democrazia diventa
tale quando si propone come obiettivo fondamentale il rispetto e la promozione
dei diritti originali e inviolabili di ciascuno e di tutti» (Documento finale
della 44^ Settimana Sociale dei cattolici italiani, n. 6 / lettera a).
Per questo non sono eticamente accettabili programmi
politici, leggi e gestioni della cosa pubblica che creano differenze o discriminazioni
tra cittadini nei diritti fondamentali, in base alle appartenenze di razza,
di religione, di ceto sociale, di partito o altro.
·
«Il rifiuto di considerare
l’avversario ideologico o politico come un nemico, la capacità di stare dentro
i conflitti e di elaborarli positivamente trasformandoli in occasioni di crescita
per tutti, l’approccio positivo alla diversità intesa come ricchezza (e non
come invece attentato all’identità), la disponibilità ad ascoltare (e non solo
a sentire) l’altro, sapendosi mettere in discussione per ricercare insieme le
ragioni della verità e per rintracciare sul piano operativo soluzioni che tengano
conto degli apporti di ciascuno, sono altrettanti fattori di cui la democrazia
ha urgente bisogno, non solo nel nostro paese, per potersi pienamente
realizzare». (Documento finale, n. 6 / lettera b).
Per questo non è accettabile una gestione della cosa
pubblica che mortifichi la partecipazione dei cittadini, la quale può realizzarsi
solamente in presenza di una informazione reale, cioè non strumentale o parziale.
·
«Un’autentica democrazia
è possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione
della persona umana» (Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, n. 46).
I valori sui quali si fonda una democrazia riguardano tutto
l’arco dell’esistenza umana e sociale e tutte le persone:
-
la vita, valore
assoluto e primo, da rispettare, valorizzare e difendere dal concepimento alla
morte;
-
la pace, condizione
indispensabile per il rispetto di ogni persona e dei popoli. Base della convivenza
sociale, richiede un chiaro rifiuto della guerra e della cultura del nemico/delle
armi, la ricerca del dialogo, una visione di solidarietà allargata, il rispetto
delle diversità e una precisa attenzione alle nuove dinamiche migratorie che,
oggi più che mai, coinvolgono e interpellano la vita delle nostre comunità e
i rapporti interpersonali. Ma anche l’impegno nella cooperazione internazionale
per sostenere scelte politiche che favoriscano l’evoluzione dei popoli e non
l’accentuarsi dello scarto fra paesi ricchi e altri sempre più poveri;
-
la famiglia, fondata
sul matrimonio, cellula costitutiva del tessuto sociale, che necessita di essere
sostenuta da adeguate politiche sociali, lavorative, scolastiche;
-
la salute, bene primario da tutelare e promuovere, assicurando a tutti
l’accesso alle cure e all’assistenza con adeguate politiche socio-sanitarie;
-
la giustizia, esente
da forme di ingiustificato privilegio, è prerequisito per il rispetto di ogni
valore e insieme meta e “misura” della politica stessa;
-
il lavoro e la sua
organizzazione, che devono riconoscere dignità alla persona, favorire la stabilità
delle famiglie e un futuro alle nuove generazioni;
-
la cultura, patrimonio di vita, di idee, di conoscenze, quale risorsa
per la crescita dell’uomo e il progresso scientifico e tecnologico della società;
-
la salvaguardia del creato,
bene di tutti e di ciascuno, che ci impegna nella responsabilità del futuro
nostro e dei nostri figli.
Questi
valori, per noi cristiani, non sono opzionali e sono strettamente
intrecciati. Di qui la fatica per valutare e scegliere le proposte politiche.
Ogni elettrice/elettore che voglia prendere una decisione prudente deve discernere
quali beni fondamentali sono in questione e giudicare quale parte politica dia
maggiore affidamento per la loro difesa e promozione.
3. Le speranze
Nella traccia proposta in preparazione al IV Convegno
ecclesiale nazionale (Verona, ottobre 2006), Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, si legge: «La testimonianza della
speranza è anche fare attenzione all’ambito della cittadinanza. Tipica della cittadinanza è l’idea di un radicamento
in una storia civile, dotata delle sue tradizioni e dei suoi personaggi, e insieme
il suo significato universale di civiltà politica. Oggi, per i processi di globalizzazione, la cittadinanza si trova ad essere insieme
locale e mondiale».
Questo è anche il futuro della democrazia, della giustizia,
della solidarietà, della cooperazione.
Questo
futuro ci sta a cuore: chiede
a noi e a coloro che voteremo coerenza di vita e stili di fraternità, esemplarità
personale ed esemplarità pubblica.
Questo è il futuro di corresponsabilità e trasparenza
che chiediamo di costruire insieme alle donne e agli uomini che lavoreranno
nei prossimi cinque anni alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica,
nel solco dei valori fondanti della nostra Costituzione, linfa vitale della
democrazia.
A conclusione di questa riflessione, ricordiamo le
parole del Salmo 126 «Se il Signore non costruisce la casa…, se il Signore non
custodisce la città…» vani sono gli sforzi dell’uomo. Invitiamo perciò le comunità
cristiane a coltivare la preghiera
per i politici, perché il Signore illumini la loro mente e il loro cuore a cercare
il bene comune nella libertà e nella pace.
del
Consiglio Pastorale Diocesano di Padova
Padova,
15.3.2006
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