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RIVISTA

Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata

N. 3/2008

"Etica e pubblica amministrazione "




Editoriale

E' con l'inizio degli anni Novanta che la nostra Pubblica Amministrazione conosce un consistente processo di trasformazione, per mettersi al passo coi tempi e ancor più per corrispondere alla sua propria finalità costituzionale di essere a servizio dei cittadini. A quel periodo risalgono le leggi che regolamentano l'accesso agli atti amministrativi; successivamente nel 1997 vengono emanate le cosiddette leggi Bassanini, che indubbiamente hanno avuto il merito di favorire la semplificazione delle procedure amministrative e il decentramento delle stesse. Sempre sotto l'impulso del ministro Bassanini viene redatto un "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni", che diviene operativo nel 2001.
Guardando retrospettivamente a quelle misure, e considerando l'immobilismo dei decenni precedenti, viene spontaneo affermare che si è fatto molto, per smuovere una macchina mastodontica e farraginosa, nella quale senza voler fare di ogni erba un fascio sono spesso presenti inefficienze, lungaggini, sperpero di risorse, assenteismo. E tuttavia, appare altrettanto chiaramente che molto ancora resta da fare, anche perché i cambiamenti normativi di per sé non sono necessariamente garanzia di trasformazioni efficaci e durevoli. Una diffusa cultura improntata a un tenace formalismo giuridico ha spesso svuotato dall'interno anche le più nobili intenzioni di rinnovamento; lo stesso formalismo ha finito per giustificare gli abusi dell'esercizio di discrezionalità, riproponendo così l'immagine tradizionale di una Pubblica Amministrazione dalla quale il cittadino deve in qualche misura difendersi.
In realtà un rinnovamento efficace necessita sì di nuove regole e norme, ma nel contempo esige anche di valorizzare gli aspetti organizzativi, le pratiche professionali, i rispettivi ruoli, ed esige altresì di valorizzare le conoscenze, le esperienze, le motivazioni personali dell'intera e numerosa platea di cittadini, che ai differenti livelli della Pubblica Amministrazione si pongono a servizio dei loro concittadini. Nel dossier non a caso si richiama l'attenzione sull'importanza della formazione degli operatori, dell'innovazione tecnologica, della costituzione di un management pubblico che alla logica del mero rispetto della norma sostituisca una logica più pragmatica, di conseguimento di risultati, di soddisfacimento effettivo delle richieste dei cittadini, di reale comunicazione e trasparenza.
L'etica in questo senso non è affatto un fattore puramente aggiuntivo, quasi opzionale, ma concorre a pieno titolo a promuovere quell'opera di rinnovamento di cui si continua ad avvertire l'esigenza. L'esprimersi in modo chiaro e comprensibile, la puntualità delle risposte, la disponibilità a rivedere ed eventualmente correggere il proprio comportamento, la gentilezza e persino l'affabilità, che non contrastano con la necessaria dose di discrezione, sono elementi fondamentali di una buona prassi del funzionario pubblico, alla quale ovviamente deve corrispondere un altrettanto corretto comportamento dell'utente, perché, per dirla con la nostra, sempre attuale, Costituzione, non vi sono solo "diritti inviolabili", ma anche "doveri inderogabili" (art. 2), e gli uni hanno bisogno degli altri.
E sempre nella nostra carta fondativa troviamo i presupposti di una vera e propria "etica costituzionale" del pubblico impiegato, al quale richiede di adempiere alle proprie funzioni "con disciplina e onore" (art. 54), assicurando "il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione" (art. 97) e ponendosi così "al servizio esclusivo della Nazione" (art. 99).

Il Direttore
Antonio Da Re

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