Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
Sommario del n. 3/2005, anno
VII
Editoriale,
p. 7-8.
Etica
e non profit
DOSSIER
Il
Terzo Settore di fronte a un bivio, pp.
9-16
di Stefano Zamagni
Il mondo delle organizzazioni della società
civile vive oggi una situazione di positiva
crisi di identità. E' necessario infatti decidere
se crescere lungo la via dell'imprenditorialità
sociale e civile e come intervenire da protagonista
nella realizzazione del welfare society in sostituzione
dell'obsoleto welfare state. Ci si deve interrogare
su quali sono i soggetti del Terzo Settore e
in che cosa stia la loro specificità rispetto
ai soggetti dell'economia capitalistica. C'è
poi la questione del posizionamento socio-politico
del Terzo Settore, tra il compassionate conservatorism
e le tesi neo-statalistiche. Fondamentale, poi,
rimane il problema relativo al modello di ordine
sociale al quale sia congruente la forma di
agire tipica delle organizzazioni della società
civile. L'autore sostiene che è possibile pensare
al non profit come un agire capace di cambiare
il modo d'essere delle istituzioni politiche
ed economiche e come forza trainante per la
propagazione in quei mondi del principio di
reciprocità e della cultura della fraternità.
Infine, l'impresa non profit ha il compito di
restituire il principio di gratuità alla sfera
pubblica e all'economia e di consentire al mercato
di svolgere appieno il suo ruolo di regolatore
dell'economia.
Protagonista di un "welfare" plurale,
pp. 17-24
di Lucia Boccacin
In un contesto societario orientato alla costruzione
di un welfare plurale, si afferma oggi una concezione
del Terzo Settore inteso come uno degli attori
strategici (accanto allo Stato, al mercato,
alla famiglia e alla reti informali) per la
realizzazione di politiche di benessere; più
precisamente l'attore specializzato per la costruzione
delle relazioni soggettive ed intersoggettive.
Premesso ciò, l'autrice si sofferma sui codici
simbolici (dono, reciprocità, fiducia, solidarietà)
che identificano, da un punto di vista dell'analisi
sociologica, la cultura e la prassi organizzativa
del Terzo Settore. Individua quindi le diverse
entità sociali appartenenti al Terzo Settore
e presenta i fattori accomunanti e distintivi
che conferiscono soggettiva sociale al medesimo
(l'intreccio tra elementi comunitari e elementi
societari, una concezione "attiva" della solidarietà,
la produzione del bene comune, l'assenza della
finalità lucrativa). Si interroga, da ultimo,
sull'apporto distintivo del Terzo Settore ai
bisogni della società italiana.
La
trasparenza: dalle intenzioni ai numeri,
pp. 25-32
di Gian Maria Colombo
L'articolo prende in esame il ruolo che la contabilità
e il bilancio possono avere nel perseguimento
dell'obiettivo della trasparenza. E' quest'ultimo
un principio fondamentale nella disciplina delle
ONLUS (D.Lgs. 460/1997), la quale, a fronte
di agevolazioni fiscali importanti, richiede
la trasparenza nell'utilizzo delle risorse ricevute
a garanzia prima di tutto dei donatori. La tenuta
delle scritture contabili è infatti un presupposto
per godere di dette agevolazioni fiscali. Il
concetto di trasparenza non ha però solo un
fondamento normativo e un rilievo tecnico, messo
opportunamente in luce dall'autore anche con
riferimenti critici all'interpretazione ministeriale,
ma riveste anche una indubbia valenza etica.
Da qui la necessità di introdurre una cultura
del bilancio all'interno delle organizzazioni
non profit.
Una risposta personalizzata, pp. 33-36
di Roberto Lionetti
Sussidiarietà e nuova imprenditorialità,
pp. 37-40
di Grazia Sestini
L'articolo ripercorre le tappe che hanno portato
all'approvazione della legge delega sulla nuova
disciplina dell'impresa sociale, sia dal punto
di vista dell'iter parlamentare, sia dal punto
di vista del superamento della concezione culturale
che attribuiva al Terzo Settore una funzione
ancillare o residuale rispetto allo Stato e
al privato for profit. Si tratta di un percorso
che l'autrice ha seguito da vicino, come Sottosegretario
di Stato al Ministero del Lavoro e Politiche
Sociali. Un percorso che in parte dovrà ancora
essere completato, come ad esempio per la questione
della corretta applicazione del principio di
sussidiarietà nella sua accezione di sussidiarietà
fiscale, ma che per altro verso già rappresenta
una svolta di rilievo per l'intero settore.
Alla ricerca di una vera identità,
pp. 41-45
di Carlo Borzaga
Il concetto di impresa sociale nasce alla
fine degli anni '80 e trova una prima parziale
caratterizzazione normativa negli anni '90 per
effetto della legge sul volontariato e di quella
sulle cooperative sociali. Oggi è possibile
proporre una definizione generale condivisa
di impresa sociale, articolata lungo le dimensioni
economico-imprenditoriale e sociale. Dopo averla
analiticamente esposta, l'autore prende in esame
i principali contenuti della legge delega sull'impresa
sociale (la n.118 del 13.6.2005), che risulta
complessivamente in linea con la predetta definizione
di impresa sociale. La normativa è in grado
di risolvere molti dei limiti operativi incontrati
dalle realtà non profit in questi anni e porta
ad un aumento delle forme organizzative disponibili.
Nell'attesa dei decreti delegati, rimangono
irrisolti alcuni nodi, puntualmente evidenziati
dall'articolo, e più in generale si comprende
come l'intero sistema richiederà, per raggiungere
un assetto definitivo, alcuni anni di sperimentazione.
APPLICAZIONI
Il
cooperante
Anche il lavoro di gruppo ha bisogno di cura,
pp. 46-51
di Luciana Bianchera, Giorgio Cavicchioli
Selezionatore del personale
Identità e mission fanno la selezione,
pp. 52-57
di Ilaria Bettella, Paolo Gubitta
Fundraiser
Gli obblighi verso i donatori, pp. 58-61
di Marianna Martinoni, Pierluigi Sacco
L'imprenditore
sociale
Oltre la competizione: cooperazione,
pp. 62-69
di Johnny Dotti
Indicazioni
bibliografiche, pp. 70-72
RUBICHE
PER AMBITI PROFESSIONALI
Ambiente
/ Politiche europee
Favorire un consumo responsabile, pp.
73-80
di Maurizio Fieschi
In tema di ambiente e sostenibilità l'Unione
Europea crede nella necessità di trasformare
la sua salvaguardia in una discriminante positiva
per il mercato, a differenza degli USA che temono
la perdita di competitività derivante dagli
alti costi della protezione ambientale. In seno
alle politiche ambientali europee, è di frequente
utilizzato il termine IPP (Integrated Product
Policy) per indicare che le politiche devono
essere individuate, analizzate e scelte integrando
tutti gli aspetti ambientali del prodotto nel
contesto dell'intero ciclo di vita. L'articolo
prende in considerazioni alcuni aspetti di queste
politiche ambientali, specialmente per quello
che concerne il punto di vista dell'imprenditore
e le condizioni per indirizzarlo verso scelte
di responsabilità; queste ultime, se da un lato
comportano una internazionalizzazione nel prodotto
di costi esterni, creano dall'altro lato un
valore esterno che dovrebbe anch'esso essere
riconosciuto.
Economia / Mobbing in azienda
Indispensabili regole e virtù,
pp. 81-88
di Danilo Bano
Il mobbing, vale a dire le violenze psicologiche
subite da un lavoratore dipendente ad opera
dei superiori o dei colleghi, è una pratica
immorale perché offensiva della dignità della
persona, la quale ha diritto al rispetto, e
perché lesiva della sua libertà e capacità di
agire razionalmente. L'autore, ricordate le
caratteristiche dell'organizzazione aziendale
come sistema operativo caratterizzato dall'interazione
tra i soggetti, esamina le ragioni che rendono
moralmente inaccettabile il mobbing. Esse discendono
da principi universali da cui l'etica contemporanea
deriva la determinazione dell'azione giusta,
quali la pretesa del rispetto della dignità
fondata sui diritti umani e il riconoscimento
dell'altro verso il quale siamo portatori di
responsabilità. Nell'ambito dell'organizzazione
aziendale, per respingere le pratiche vessatorie,
accanto al richiamo all'etica dei principi,
potrà comunque trovare spazio una formazione
diretta a coltivare un'etica delle virtù capace
di generare sentimenti di simpatia e di amicizia.
Formazione
/ Tutor on line
Insegnare nell'aula virtuale, pp. 89-94
di Lidia Elvira Canali
L'estensione delle reti telematiche ha aperto
la strada alla formazione on-line, un nuovo,
più aperto e flessibile paradigma educativo.
Figura fondamentale in tale contesto è quella
del tutor on-line, la persona abilitata ad avviare
l'apprendimento degli alunni nell'educazione
virtuale. L'intervento esamina i caratteri dell'attività
tutoriale, che non va confusa con la funzione
docente in senso stretto, anche se tra i suoi
compiti rientrano delle rilevanti attività didattiche.
Sono individuate ed esaminate quattro aree di
intervento del tutor: organizzativo-amministrativa,
pedagogico-didattica, socio-comunicativa, tecnologica.
Caratteristica dell'educazione virtuale è la
formazione di una comunità di apprendimento
guidato e l'impiego di una metodologia di lavoro
basata sull'apprendimento cooperativo. Per il
successo del progetto formativo di ogni corso
on-line è importante un intervento tutorale
di qualità, che si esplica in una attività di
incentivazione, di orientamento e di supervisione
dell'alunno.
Sanità
/ Bambino e disabilità
Saper dire, cioè sapersi prendere
cura , pp. 95-98
di Paola Drigo, Daniela Gobber
La comunicazione di una diagnosi di "non
normalità", con la prognosi di un destino incerto,
nel quale si configura un carico assistenziale
impegnativo è senz'altro complessa e non può
essere un atto estemporaneo. Va preparata chiedendosi
che cosa comunicare, chi deve comunicare e chi
deve essere il destinatario della comunicazione.
Dovrà essere chiarito il progetto terapeutico
e riabilitativo, che non sarà quello di imparare
a copiare la normalità, bensì di realizzarsi
con la propria diversità. Ma ci si dovrà anche
interrogare, secondo le autrici dell'intervento,
sul senso di questa comunicazione, che tenderà
a favorire la responsabilizzazione, lo sviluppo
di un senso di fiducia reciproca, per costruire
una buona alleanza terapeutica e ridurre i conflitti.
Spazio aperto / Democrazia e rappresentanza
I dilemmi etici delle relazioni pubbliche,
pp. 99-106
di Giampietro Vecchiato
Recensioni
e segnalazioni, pp. 107-111