Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
N.
2/2007
"Energia e responsabilità
per il futuro"
Editoriale
E'
risaputo che l'aumento costante delle emissioni
di gas a effetto serra è dovuto in larga
parte all'utilizzo massiccio dei combustibili
fossili (petrolio, carbone, gas naturale) come
fonti di approvvigionamento energetico. La prima
e più evidente considerazione di ordine
etico consiste nel rilevare come tale utilizzo
minacci sempre più la sostenibilità
dell'ambiente naturale e di riflesso anche quella
sociale ed economica. Il problema è diventato
ancor più urgente da quando negli ultimi
anni le economie di molti Paesi, specie dell'Asia
(si pensi a Cina e India) hanno conosciuto uno
sviluppo impetuoso, che ha richiesto anche un
aumento vertiginoso del fabbisogno energetico.
Se nei prossimi decenni i cinesi, gli indiani
e gli altri popoli che stanno faticosamente
abbandonando la soglia della povertà
si uniformassero alle abitudini degli occidentali,
la labile sostenibilità del pianeta Terra
verrebbe ancor più messa a repentaglio.
Oggi, gli Stati Uniti con il 5% della popolazione
mondiale consumano il 23% dell'energia, l'Unione
Europea con il 7% della popolazione consuma
il 17%, la Cina con il 21% della popolazione
si attesta al 12%. L'interrogativo etico assume
qui una valenza di giustizia internazionale
e globale: si può plausibilmente impedire
agli altri di accedere a standard di
benessere economico e sociale che l'Occidente
ha già da tempo conquistato e superato?
E' giusto esigere dagli altri un contenimento
del consumo pro-capite di energia, quando
questa viene abbondantemente usata e sprecata,
senza particolari remore, in Occidente?
Sarebbe ben difficile, otre che profondamente
iniquo, imporre delle limitazioni preventive
a chi ora vive in una condizione di vera e propria
povertà energetica, perché ancora
non ha conosciuto l'elettricità (1,5
miliardi di persone nel mondo) o non può
accedere a quel livello minimale di energia
che gli può consentire di cucinarsi il
cibo o di riscaldarsi. Certo sarà necessario
compiere tutti gli sforzi possibili per abbandonare
progressivamente, sia in Occidente che altrove,
il modello della cosiddetta "economia fossile",
colpevole di alterare radicalmente gli equilibri
naturali. Una trasformazione dell'assetto industriale,
tecnologico ed economico di tale portata non
sarà un'impresa né facile, né
immediata, e occorreranno sforzi considerevoli
per incentivare l'uso di energie rinnovabili
e misure volte a favorire il risparmio e l'efficienza
energetica.
L'interrogativo etico può essere così
riproposto attraverso la figura della "responsabilità
verso il futuro", per riprendere una terminologia
debitrice ella profetica analisi di Hans Jonas
(1903-1993) degli anni Settanta. Vi è
una questione di giustizia intergenerazionale:
le condizioni di vita delle generazioni future,
la loro stessa sopravvivenza (e più in
generale quella delle varie forme di vita, vegetale
e animale) dipendono dai comportamenti e dalle
scelte he noi oggi adottiamo. Il criterio della
vicinanza temporale viene così messo
in discussione: non vi sono degli obblighi morali
solamente nei riguardi dei nostri contemporanei.
Le generazioni future non sono in grado di avanzare
alcun tipo di pretesa nei nostri confronti,
eppure noi avvertiamo di essere investiti di
una responsabilità nei loro confronti.
E anche il criterio della vicinanza spaziale
entra in crisi: di nuovo è la questione
energetica e ambientale in generale (basti pensare
al fenomeno dei cambiamenti climatici) a ricordarci
che gli effetti delle nostre scelte hanno ripercussioni
sulle condizioni di vita non solo dei nostri
conterranei, ma anche di coloro che abitano
in luoghi e Paesi lontani.
Una tale assunzione di responsabilità
non ha nulla a che vedere con un atteggiamento
vagamente romantico, antimoderno e antiscientifico,
che non di rado ha contrassegnato alcun espressioni
del pensiero ecologista, per lo meno di quello
più ingenuo e culturalmente fragile.
La promozione dell'efficienza energetica e lo
sviluppo delle energie rinnovabili, ad esempio,
passano necessariamente attraverso una ricerca
scientifica e tecnologica sempre più
sofisticata e reclamano scelte pubbliche, di
tipo politico ed economico, coerenti. E' indubbio
comunque che anche i nostri stili di vita vanno
radicalmente ripensati in direzione di una sobrietà
eco-sostenibile, che ci liberi dalla sudditanza
del consumismo e ci permetta di dare il giusto
valore alle cose e ai beni della vita. Impareremo
così ad apprezzare in modo nuovo anche
quei beni, come la libertà di movimento
o la possibilità di valorizzare tempi
di vita altrimenti soggiogati ai vincoli naturali,
resi già possiili dall'uso dei combustibili
fossili, e che tuttavia ora, per poter essere
ancora goduti e non solo da una parte della
popolazione mondiale, reclamano il progressivo
superamento dell'attuale forma tecnico-economica,
oggi ancora quasi interamente fossile.
Il Direttore
Antonio Da Re