Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
N.
2/2006
"Etica e ricerca scientifica"
Editoriale
È
ormai tramontata da tempo l'immagine un po'
romantica dello scienziato solitario, che nel
chiuso di un laboratorio è mosso solo da un
intento puramente conoscitivo, incurante delle
applicazioni delle sue scoperte. Oggi la ricerca
scientifica si presenta sempre piú come impresa
collettiva, che coinvolge una molteplicità di
soggetti e di istituzioni, che ha forti interrelazioni
con il sistema industriale, economico e finanziario
e che si caratterizza per una rilevante finalizzazione
tecnica e applicativa. La stessa relazione tra
scienza e tecnologia si fa cosí di giorno in
giorno piú complessa: sempre piú la ricerca
scientifica necessita di strumentazioni tecniche
sofisticate e sempre piú essa stessa si mostra
capace di produrre ricadute applicative. È una
situazione ricca di potenzialità innovative,
ma anche di problemi nuovi, che invitano a ripensare
un'etica della scienza che - nella sua figura
tradizionale - si caratterizzava quasi esclusivamente
per la sottolineatura del positivo valore della
conoscenza, e per la rigorosa istanza di autonomia
che essa portava con sé.
Proprio tale figura appare, però, oggi in difficoltà,
all'interno di un contesto spesso caratterizzato
da forti pressioni degli enti finanziatori in
direzione di ricerche con forti prospettive
di applicabilità, piú facilmente sfruttabili
da un punto di vista commerciale. L'investimento
privato da parte di industrie e aziende assume
cosí un ruolo crescente e la tendenza a privilegiare
ricerche suscettibili di immediata utilizzazione
economica dei risultati sta estendendosi anche
agli enti di ricerca pubblici. Nella stessa
università è fortissima la spinta a proteggere
la proprietà intellettuale collegata a vario
titolo all'attività di ricerca, se non altro
perché la protezione a sua volta è il presupposto
per riuscire a ottenere nuove sovvenzioni e
sponsorizzazioni. Tutto ciò tende a limitare
la pubblicizzazione dei risultati raggiunti,
nel timore che possano essere sfruttati da altri,
e ad ostacolare lo scambio di informazioni,
tradizionalmente un tratto qualificante della
pratica scientifica. Soprattutto, ciò comporta
il rischio di una svalutazione crescente della
ricerca di base, per la quale l'eccessiva imprevedibilità
dei risultati non può tradursi, almeno in tempi
brevi, in produttività economica; cosí pure
ricerche che non necessariamente producono profitti
o che si rivolgono a fasce ristrette di mercato
(è il caso di coloro che sono affetti da malattie
rare) o ai Paesi in via di sviluppo rischiano
di essere sottodimensionate o abbandonate.
La protezione della proprietà intellettuale
e la brevettabilità investono oggi soprattutto
la vita degli esseri viventi; per questo l'àmbito
della ricerca scientifica che solleva i piú
scottanti interrogativi di ordine etico è quello
riconducibile alla biologia. Lo scenario si
è modificato radicalmente da quando è stata
resa possibile la brevettabilità industriale
di organismi viventi geneticamente modificati,
e non solo per ciò che attiene ai processi (ovvero
la modificazione artificiale del patrimonio
genetico degli esseri viventi trasferendo parti
del DNA da un organismo all'altro), ma anche
per ciò che attiene ai prodotti (la pianta o
l'animale trasformato).
La questione del rapporto tra etica e scienza
si pone, dunque, in tale contesto in modo inedito.
Se la libertà di ricerca si trova sottoposta
a pesanti condizionamenti di ordine industriale,
economico, finanziario (cui anche l'informazione
e il mondo dei mass media possono contribuire,
incentivando o disincentivando alcune direzioni
di ricerca), l'etica può diventare fattore di
sostegno all'autonomia della scienza. Essa,
infatti, non va considerata come un'interferenza
esterna rispetto allo sviluppo della scienza,
ma come una dimensione intrinseca all'esperienza
umana e, quindi, alla stessa ricerca scientifica.
Come poi tale responsabilità etica debba essere
esercitata è questione ulteriore: si tratta
di un compito precipuo della comunità scientifica,
che può esplicarsi attraverso in primo luogo
attraverso procedure di autoregolamentazione,
ma anche di una questione che investe tutti
i cittadini e i pubblici poteri.
Gli interventi ospitati nel dossier affrontano
il tema da prospettive e con sensibilità diverse;
le analisi e le proposte avanzate non sempre
collimano tra loro e non sempre, a dire il vero,
incontrano il pieno consenso della redazione
e della direzione della rivista. Tuttavia si
tratta di interventi tutti ricchi e stimolanti,
che evidenziano la vivacità del dibattito in
corso e che meritano di essere approfonditi,
anche perché molti di essi nascono dall'autoriflessione
di chi l'attività di scienziato e di ricercatore
la esercita ogni giorno.
Il Direttore
Antonio Da Re