Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
Sommario del n. 2/2006, anno
VIII
Editoriale,
p. 7-8.
Etica
e ricerca scientifica
DOSSIER
La
scienza e i suoi condizionamenti, pp. 9-16
di Carlo Cirotto
Partendo dalla propria esperienza di docente
e ricercatore, l'autore si sofferma su alcune
questioni rilevanti di etica professionale.
Non si può ancora credere allo stereotipo dello
scienziato che opera isolatamente nel suo laboratorio,
che ha come unico scopo la conoscenza pura,
rimanendo esente da qualsiasi obbligo etico;
a parte il fatto che l'istanza etica raggiunge
comunque anche lo scienziato-eremita, oggi l'impresa
tecnoscientifica è una realtà conoscitiva collettiva,
pienamente inserita nel contesto sociale, culturale
ed economico-finanziario. Dunque non può prescindere
dal confrontarsi con le istanze etiche, è costantemente
interrogata dagli obblighi morali. Basti pensare
alle problematiche connesse alla comunicazione
specialista e divulgativa e alle esigenze di
veridicità, onestà e sincerità. Così come al
nuovo livello di responsabilità legato a quelle
strutture di interessi e di profitto che rendono
possibile lo sviluppo dell'impresa tecnoscientifica.
Da questo ultimo angolo visuale, l'autore si
sofferma sulla questione dei brevetti e, in
particolare, sulla brevettabilità industriale
degli organismi geneticamente modificati.
Tecno-scienza e nuova "cittadinanza",
pp. 17-24
di Giuseppe Pellegrini
Le conquiste della ricerca scientifica si traducono
in modo sempre più rapido in applicazioni tecnologiche;
il confine tra conoscenza e azione diventa più
labile, tanto che si preferisce parlare di tecno-scienza.
La difficoltà di prevedere gli effetti negativi
delle innovazioni tecno-scientifiche sulla salute
umana, sulla sicurezza e sull'ambiente provoca
allarme nell'opinione pubblica e fa sorgere
interrogativi etici, sociali e politici rivolti
al mondo della scienza e delle autorità politiche.
L'autore, proponendo un riferimento al controverso
mondo delle biotecnologie, affronta proprio
i temi del rapporto tra scienza e società, del
ruolo degli esperti e della governance delle
innovazioni tecno-scientifiche. Si rileva anzitutto
una perdita di credibilità degli esperti, come
conseguenza della difficoltà che il mondo scientifico
dimostra nel recepire gli interrogativi dell'opinione
pubblica, ai quali risponde in termini di mero
risk assessment. Questo ha portato, nell'ottica
di un nuovo rapporto scienza-società basato
sul confronto con punti di vista non legati
solo alla razionalità scientifica, ad adottare
procedure partecipative di dialogo tra esperti,
politici, imprese e società civile. Tali iniziative
di partecipazione sono riconducibili ai percorsi
di PTA (Participatory Technology Assessment)
sia di tipo di ascolto (assemblee, indagini
ecc.), sia fondate sulla partecipazione attiva
dei soggetti coinvolti (consensus conference,
citizens' juries, scenario workshop), in grado
di portare a decisioni più ponderate e condivise.
Le
sorti future della biosfera, pp. 25-32
di Ludovico Galleni
L'autore, uno scienziato che si occupa di evoluzione
biologica teorica e sperimentale, propone una
avvincente indagine sui punti di intersezione
tra teologia ed evoluzione nell'ottica del pensiero
di Teilhard de Chardin; e dalla prospettiva
teilhardiana, che fa della biologia una scienza
che studia l'infinitamente complesso ed elabora
una teoria della evoluzione come un fenomeno
la cui caratteristica principale è un muoversi
verso, egli ricava un importante strumento etico:
costruire la Terra in Cristo Jesu e preservare
per questo fine la Biosfera e i suoi equilibri.
Ammessa l'intrinseca positività della conoscenza,
l'etica deve affrontare il problema successivo
degli strumenti con cui si raggiunge la conoscenza
e dei fini ai quali essa è di fatto indirizzata.
Utilizzando gli insegnamenti di Teilhard de
Chardin e il contributo in tema di filosofia
delle scienze di Hans Jonas, l'autore affronta
il caso degli OGM, ossia della capacità che
oggi ha l'uomo di portare alterazioni nella
struttura della Biosfera tali da mettere a rischio
il benessere o la sopravvivenza delle generazioni
future, oltretutto per finalità che attengono
soprattutto alla redditività degli investimenti
compiuti.
Un'etica per ingegneri, pp. 33-40
di Vittorio Marchis
L'articolo ripercorre le tappe che hanno portato
in Italia, a partire dalla seconda metà degli
anni ottanta, allo sviluppo di un'etica tecnologica
e dell'ingegneria, in particolare nell'ambito
della formazione universitaria e dell'attività
dell'Ordine Nazionale degli Ingegneri. L'affermazione
di principi etici di riferimento è necessaria
anche nella produzione di "cose" e sarebbe certamente
sbagliato - osserva l'autore - che ingegneri
e tecnici ritenessero che le cose che si producono,
per il solo fatto di essere inanimate, non siano
né buone né cattive. Un ruolo importante in
questo cammino di sensibilizzazione, che molti
stimoli ha ricevuto specialmente dalle questioni
relative all'ambiente e alle biotecnologie,
hanno portato le riflessioni sull'etica della
responsabilità e sull'etica della convinzione,
il principio di precauzione e quello di economicità.
Libertà di ricerca responsabile,
pp. 41-47
di Alberto Bondolfi
APPLICAZIONI
Il
comunicatore scientifico
L'imperativo di divulgare la scienza,
pp. 48-53
di Michele Luzzatto
Il fisico
Anche la ricerca di base è importante,
pp. 54-59
di Gualtiero Pisent
Il
ricercatore
Autonomia e trasparenza da difendere,
pp. 60-65
di Silvio Garattini
Il
biotecnologo
Laboratorio e proprietà intellettuale,
pp. 66-71
di Cesare Galli, Giovanna Lazzari
Indicazioni
bibliografiche, pp. 72-74
RUBICHE
PER AMBITI PROFESSIONALI
Ambiente
/ Impresa sostenibile
Un prestito dalle generazioni future,
pp. 75-78
di Antonio Vendraminelli
Ambiente / Giornata per il Creato
Riconciliarsi con la creazione, pp. 79-82
di Simone Morandini
Economia
/ Responsabilità sociale d'impresa
Imprenditori ad alta qualità sociale,
pp. 83-88
di Giuseppe Argiolas
L'articolo ripercorre le tappe che hanno contraddistinto
il passaggio da un'impresa production oriented
a un'impresa market e anche marketing oriented;
sino ad esaminare il contesto che ha favorito
l'apertura del mondo imprenditoriale alle tematiche
ambientali, socio-economiche, politiche e culturali.
Il fenomeno della globalizzazione ha diffuso
sempre più nella società civile la convinzione
della necessità di una più forte responsabilità
sociale dell'impresa. D'altro canto, il primato
del fattore conoscenza ha richiamato l'attenzione
sulla centralità che le persone assumono nella
realtà imprenditoriale. Se però si vuole che
la responsabilità sociale delle imprese non
sia solo di facciata e con finalità meramente
utilitaristiche, occorre adottare una prospettiva
integrata multidimensionale, nella quale tutte
le responsabilità (economiche e sociali) vengano
esercitate con un animus comune e vengano fondate
sulla centralità della persona.
Formazione
/ Il dirigente soclastico
Formare più che amministrare ,
pp. 89-96
di Michele Visentin
L'intervento si propone di analizzare la
dimensione formativa che è costitutiva del ruolo
del Dirigente Scolastico. Egli è chiamato cioè
a promuovere una comunità educativa in cui fare
esperienza di libertà e di responsabilità, un
ambiente accogliente e caratterizzato da legami
rispettosi, una condivisione di valori tendenti
alla felicità delle persone, uno stile di relazione
che creda nella capacità trasformante dell'educazione.
Il dirigente scolastico deve puntare sulla valorizzazione
degli adulti che lavorano nella scuola e sulla
costruzione di una cornice cognitiva condivisa,
capace di delineare un orizzonte di senso per
le persone che interagiscono. Fondamentale risulta
l'accettazione dell'esperienza culturale come
un'educazione alla fatica, come un attraversare
i confini dei propri limiti e delle proprie
paure, soprattutto attraverso il recupero del
valore dei modelli adulti nella scuola, il potenziamento
della dimensione narrativa di alcuni valori
e la promozione di abilità strategiche per l'inserimento
nel mondo del lavoro. Il modello teorico di
riferimento per favorire esperienze ottimali
nel contesto scolastico è quello del flow, del
legame tra sfide e divertimento.
Sanità / Malattia come crisi
Essere "vivi" fino alla morte,
pp. 97-104
di Fabrizio Turoldo
Dopo avere trattato, in un precedente intervento,
della necessità di promuovere un'etica del morire
in un contesto culturale dominato da una iperspecializzazione
della medicina e da una prospettiva riduzionista
della cura, l'autore utilizza la categoria della
crisi, come separazione da tutto e da tutti,
per descrivere il tempo della malattia. In questa
ottica, riprende le quattro fasi fondamentali
attraversate dal malato che va incontro alla
morte, già proposte da Kubler Ross: rifiuto-accettazione,
rabbia, compromesso, depressione (reattiva o
preparatoria). La crisi può sfociare in un cambiamento,
ossia la malattia può acquisire un significato
umanizzante se il malato può parlare, narrare
il proprio vissuto e trovare un altro in ascolto.
Se poi, nella fase terminale o in alcune patologie,
la parola viene meno, occorre lasciare spazio
ai quei gesti, a quel contatto aptonomico, a
quel sentire l'altro presente, che sono nel
paradigma della relazione di cura depositato
nella memoria del cuore sin dai primi momenti
di vita.
Spazio aperto / Decreto Bersani e professioni
Al centro il cittadino-utente, pp. 105-109
di Ivone Cacciavillani
Recensioni
e segnalazioni, pp. 110-114