Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
Sommario del n. 2/2005, anno
VII
Editoriale,
p. 7-8.
Senso
del lavoro
DOSSIER
Il
fondamento del lavoro: la persona, pp. 9-16
di Francesco Totaro
La questione del valore del lavoro deve essere
affrontato dal punto di vista della persona
e porta ad interrogarsi su come il lavoro si
inserisce nella ricchezza complessiva dell’uomo
e su come il lavoro possa esprimere la sua ricchezza
peculiare. Il saggio premette a questa indagine
di natura filosofico-antropologica, alcuni cenni
storici, evidenziando come si sia passati da
una esaltazione della positività del lavoro
umano (che l’autore denomina splendida ipertrofia),
che si estende da Locke sino a Marx, ad una
“ipertrofia debole” del lavoro tipica della
situazione attuale, nella quale il fine del
lavoro, assente nel lavoro stesso, diventa il
consumare. Per superare questo appiattimento,
l’autore propone una visione antropologica più
articolata, grazie alla quale rintracciare l’indicazione
del limite del lavoro e del suo trascendimento
in relazione alle direzioni dell’essere e dell’agire
umano, che significa contenere o limitare il
lavoro quando esso minaccia di impoverire le
nostre capacità di essere e di agire. Nello
stesso tempo, si tratta di ritornare al lavoro
facendo emergere in esso quei profili di valore
altrimenti soffocati da un vissuto lavorativo
meramente quantitativo. In un’attività lavorativa
connessa con l’agire è possibile una triplice
declinazione etica del lavorare, che l’autore
indica come etica del lavoro, etica nel lavoro
ed etica per il lavoro.
Imprenditori di se stessi, pp. 17-24
Intervista a Bruno Bernardi a
cura di Giampietro Parolin
L’intervista mira a far emergere le direzioni
verso le quali sta oggi evolvendo il senso del
lavoro nel mondo delle imprese. Si esamina anzitutto
il tema della formazione in azienda, divenuta
un importante strumento per lo sviluppo di sé,
e non solo dell’organizzazione di appartenenza,
segno anche di un diverso bilanciamento del
rischio e delle responsabilità all’interno dell’impresa
e di una modifica delle forme organizzative
della medesima. Sono poi presi in considerazione
i fenomeni dell’internazionalizzazione e della
flessibilizzazione e i loro riflessi sull’esperienza
lavorativa. Il nodo centrale attorno al quale
ruotano molto dinamiche del mondo delle imprese
è quello attinente la capacità di creare, accanto
ai raggiungimento dei livelli promessi di remuneratività,
dei valori intangibili, di acquisire cioè credibilità
ed affidabilità. Ciò passa anzitutto attraverso
processi di “disclosion” nei processi di comunicazione,
che significa possibilità di controllo. Il lavoro
non produce solo beni e servizi ma anche un
substrato relazionale che connota e fa evolvere
una civiltà e che dipende, prima ancora che
da un sistema giuridico e sanzionatorio, da
comportamenti e scelte coerenti a principi deontologici.
Flessibilità
priva di tutele sociali, pp. 25-32
di Francesca Venuleo
I contratti di lavoro flessibile sono destinati
ad assumere un peso crescente e già rappresentano
la maggioranza dei nuovi posti di lavoro. Essi
agevolano l’inserimento lavorativo specie delle
componenti più deboli. Il processo di flessibilizzazione
è però accompagnato da non pochi rischi che
riguardano le opportunità di crescita personale
e professionale del lavoratore, relegato in
uno stato di precarietà lavorativa ed esistenziale
di lungo periodo. L’articolo evidenzia come
la trasformazione dei rapporti di lavoro abbia
modificato in più aspetti il senso del lavoro.
Sono messi in discussione il modello lineare
di carriera, la formazione di una identità professionale
definita, la fedeltà all’azienda, sostituita
da rapporti di natura transitoria, da perdita
di forza contrattuale, da compiacenza rispetto
all’organizzazione. L’obiettivo del lavoro sembra
meno legato alla realizzazione dell’identità
personale e più di natura strumentale. Una identità
professionale in crisi si riflette sui percorsi
socio-esistenziali, che diventano insicuri e
disagevoli, provocando ansie, forme di superlavoro,
rallentamento del cammino verso l’adultità,
basso livello di fecondità ecc. Secondo l’autrice
è necessario predisporre un sistema di ammortizzatori
sociali che tuteli i lavoratori flessibili da
tali situazioni rischiose.
Nel "tempo" il senso vero del "fare",
pp. 33-38
di Francesco Jori
L’imprenditore occidentale che delocalizza
o che intraprende comunque commerci con i paesi
economicamente emergenti – l’articolo prende
a riferimento soprattutto il rapporto con la
Cina – non può ignorare come è inteso e vissuto
il senso del lavoro nelle culture “altre”. Cambiano
i valori, i comportamenti organizzatori, i riflessi
delle diverse tradizioni e religioni, i concetti
di giustizia e di correttezza. Diversa è soprattutto
la concezione del tempo (circolare per i cinesi,
lineare per gli occidentali). Nello stesso tempo
queste culture “altre” sono investite da irreversibili
e repentini processi di trasformazione, gli
stessi che nel passato hanno accompagnato la
rivoluzione della cultura occidentale. Queste
esperienze, con le quali siamo destinati a venire
sempre più in contatto, ci interrogano e ci
richiedono una sforzo di coerenza e di confronto.
Il successo che viene da lontano,
pp. 39-42
Iintervista a Tiziana Votta a
cura di Marilina Colella
Fine del lavoro o del tempo libero?,
pp. 43-49
di Igino Frigo
L’epoca post-moderna è caratterizzata da
processi che mettono radicalmente in discussione
il valore e il significato del lavoro per l’uomo,
al punto tale che si è giunti ad immaginare
un futuro dove il lavoro, così come oggi lo
conosciamo, potrebbe non esistere più. L’intervento
è dedicato al senso del “tempo libero”, un tema
di forte interesse, non solo per le conseguenze
che il ridimensionamento del lavoro ha per l’individuo,
ma anche per le ricadute di carattere politico
e sociologico. Il tempo libero può essere inteso
come una “liberazione” dai gravami del lavoro
e come l’apertura di spazi di realizzazione
per l’individuo. Per converso, c’è chi ritiene
che il lavoro sia indispensabile per la realizzazione
dell’uomo e per la socializzazione degli individui.
L’autore reputa infruttuosa una radicalizzazione
delle due posizione e suggerisce invece una
diversa prospettiva, quella che assume come
punto di partenza il fenomeno odierno della
“precarizzazione” che caratterizza allo stesso
tempo la disponibilità di tempo libero e di
lavoro per le persone. Precarizzazione da intendersi
non solo nella dimensione quantitativa, ma soprattutto
quale conseguenza di un meccanismo di induzione
di tipo mercantile e secondo modelli standardizzati.
Un corretto ed equilibrato rapporto tra lavoro
e tempo libero richiede di affrontare la domanda
sul senso dell’uomo e sul significato del suo
agire.
APPLICAZIONI
Selezionatore
del personale
L'etica inizia con la scelta del manager,
pp. 50-55
di Pietro Defend
Agenzia
interinale
Duplice fedeltà: al lavoratore e all'impresa,
pp. 56-61
di Claudio Soldà
Sindacalista
Un profondo cambiamento di mentalità,
pp. 62-67
di Pier Paolo Baretta
Psicologo
Il lavoro come un "gioco intelligente",
pp. 68-73
di Massimo Bruscaglioni
Indicazioni
bibliografiche, pp. 74-76
RUBICHE
PER AMBITI PROFESSIONALI
Ambiente
/ Tutela della montagna
La solidarietà eco-intergenerazionale,
pp. 77-84
di Luca Cetara
L’articolo affronta il tema delle politiche
ambientali solidali, con riferimento specifico
alle aree di montagna. Ricordati i fondamenti
storico-etimologici del termine, vengono definiti
i caratteri del concetto di solidarietà. Nel
contesto ambientale, la solidarietà si presenta
come solidarietà intertemporale, mirata a sanare
disuguaglianze tra soggetti che vivono in periodi
differenti. Chiaro il riferimento al concetto
di sviluppo sostenibile, il quale – ad avviso
dell’autore – è declinabile in modo significativo
nelle aree di montagna, ove si rende necessaria
una politica che tenda a sanare situazioni di
deprivazione. Con riferimento anche alle esperienze
internazionali avviate, l’autore ritiene indispensabile
che le politiche di solidarietà coinvolgano
le popolazioni montane, impegnate ad agire nel
loro stesso interesse a favore dell’ambiente.
Economia / Diritti umani
L'economia non è più sola,
pp. 85-90
di Roberto M. Burlando
L’intervento focalizza
la sua attenzione sul rapporto tra diritti umani,
loro tutela e mondo economico. Si esprime la
convinzione che l’effettivo rispetto dei diritti
umani, intesi tradizionalmente come diritti
civili e politici, implichi necessariamente
il riconoscimento di fondamentali diritti in
ambito economico e sociale. Questa concezione
oggi incontra ancora l’opposizione di coloro
i quali, specialmente nel mondo della finanza,
sostengono l’a-moralità dell’economia, la sua
separazione dal mondo dei valori e una visione
dell’uomo come “egoista razionale”. Il tema
è affrontato nel contesto del dibattito, da
alcuni anni molto diffuso, generato dalle esperienze
della finanza etica e della responsabilità sociale
dell’impresa. Sono altresì ricordati i fondamenti
filosofici dell’etica economica, i passi compiuti
a livello internazionale per una traduzione
dei principi etici in norme giuridiche, senza
mancare di riferirsi alla pratica quotidiana
del rispetto dei diritti e delle norme, misura
del grado di evoluzione etica e civile di una
società.
Formazione
/ Modelli educativi
La formazione accorcia le distanze, pp.
91-98
di Silvia Mastropaolo
Sanità
/ Infermiere
Il professionista della cra e della relazione,
pp. 99-106
di Alessandro Ferioli
In questo articolo l’autore
si propone di evidenziare due problematiche
urgenti che pertengono alla deontologia nell’esercizio
della professione infermieristica: in primo
luogo la difficoltà nell’agire secondo le norme
del codice deontologico in contesti lavorativi
diversificati e non sempre facili, soprattutto
per quanto riguarda l’utilizzo dell’infermiere
nella compensazione delle carenze istituzionali;
in secondo luogo le incognite per il corretto
agire professionale derivanti dal grande afflusso
di infermieri stranieri.
Recensioni
e segnalazioni, pp. 107-114