Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
N.
1/2008
"Etica e educazione "
Editoriale
Con il dossier di questo numero andiamo, per così dire, alla radice della nostra esperienza di vita e del nostro stare assieme in società: "etica" e "educazione" si presentano infatti come due termini, ineludibili, che reciprocamente si implicano e che reclamano, ciascuno per proprio conto e in connessione con l'altro, di tradursi in esperienze e in pratiche di vita coerenti. L'etica ha bisogno per sua essenza dell'educazione; il coglimento del buono e del giusto, il significato degli impegni comuni e delle regole, lo sforzo per la realizzazione di sé come persona passano necessariamente attraverso un processo formativo che in verità non può mai dirsi concluso.
Dal canto suo, un'educazione che non fosse consapevolmente ispirata dall'etica potrebbe facilmente trasbordare dal limite intrinseco al suo esercizio, che risiede nel rispetto della libertà e delle propensioni delle persone, e trasformarsi pericolosamente in indottrinamento; oppure, al contrario, potrebbe giustificarsi come semplice trasmissione asettica di contenuti tecnici, secondo una versione che oggi è socialmente assai accreditata. Siamo soliti descrivere le condizioni del nostro vivere sociale ricorrendo alle tinte forti, alla logica della situazione estrema e drammatica; ci siamo ormai convinti che viviamo in una perenne condizione di emergenza, tant'è che ci viene spontaneo parlare di emergenza economica o criminale o sociale o sanitaria o scolastica e via di seguito, in un crescendo incontrollato di retorica e allarmismo.
Forse, però, se di emergenza si deve parlare, ebbene è quella che fa da sfondo a tutte le altre, è l'emergenza educativa. Essa nasce proprio dalla negazione, o almeno dalla sottovalutazione, di ciò che rappresenta un tratto costitutivo dell'esperienza educativa, ovvero il suo carattere di normalità, di quotidianità; l'educazione si snoda poi su tempi lunghi ed è segnata dall'imprevedibilità e dall'incertezza riguardo al suo risultato finale. Questi elementi fanno sì che alla faticadell'investimento educativo si preferisca la soluzione a breve termine, la quale magari nn fa che riproporre quella logica emergenziale che ci affligge e che è destinata a ripresentare in continuazione i medesimi problemi.
Non vi è dubbio che l'intervento educativo risulti particolarmente impegnativo e problematico nel nostro contesto, fortemente pluralistico e multiculturale, e questo spiega almeno in parte il fascino con il quale si guarda alle tecniche e alle procedure che sembrano garantire soluzioni più chiare e a portata di mano. Questa fiducia nel mezzo tecnico nasconde a volte, però, una deresponsabilizzazione, un non volere esercitare fino in fondo il proprio ruolo, un non lasciarsi coinvolgere. Con ciò non si vuole ovviamente demonizzare il ricorso a metodologie e tecniche, che possono agevolare, e non poco, il processo formativo; piuttosto s'intende segnalare come la relazione puramente tecnica non potrà mai prendersi cura della particolarità del caso singolo; solo una "relazione etica", che coinvolga direttamente i soggetti, potrà entrare nel merito delel situazioni particolari, con tutte le difficoltà, i confronti e addirittura gli scontri che ciò comporterà, ma anche con la soddisfazione che deriva da una relazione ricca di significati.
Il dossier, oltre ad analizzare da diverse prospettive le modalità attraverso le quali è possibile coniugare il rapporto tra etica e educazione, prende in considerazione figure professionali quali quelle dell'insegnante, dell'educatore, del tutor. E' interessante notare come gli autori, partendo da un'analisi fenomenologica delle diverse esperienze professionali, mettano in luce un elemento comune, ovvero che la dimensione etica non risulta essere qualcosa di estrinseco, di giustapposto, ma qualcosa senza la quale non è possibile qualificare la stessa attività professionale. Si afferma così che l'insegnamento è per sua natura un'azione morale, ma lo steso di deve dire della nuova figura dell'educatore professionale o del tutor. La relazione che si viene a stabilire tra insegnante, educatore, tutor da un lato e il rispettivo interlocutore dall'altro è di carattere asimmetrico, anche se la promozione dell'autonomia del destinatario dell'azione educativa porta certo a ridimensionare tale disparità. L'asimmetria della relazione è comunque indice dell'autorità di cui gode il professionista e del potere che egli può esercitare, con il rischio che si possa, magari inconsapevolmente, scivolare verso forme di dipendenza o perfino di abuso. Da qui deriva in modo consequenziale la responsabilità morale della quale è investita l'attività professionale di chi educa: una responsabilità esigente, che riaffiora in ogni attività educativa, anche in quella più innovativa, trattata nel dossier, del gestore di siti web.
Il Direttore
Antonio Da Re