Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
Sommario del n. 1/2007, anno
IX
Editoriale,
p. 7-8.
Il
morire e il testamento biologico
DOSSIER
Vulnerabilità:
condizione di normalità, pp. 9-16
di Dietrich von Engelhardt
Né eutanasia né accanimento,
pp. 17-24
di Fabrizio Turoldo
L'intervento esamina i temi dell'accanimento
terapeutico, dell'eutanasia e del testamento
biologico. Si sofferma sul primo, che affronta
a partire dal rapporto tra medicina e progresso
esponenziale della tecnica. Il concetto di "morte
naturale" non aiuta ad individuare il limite
da porre all'impiego dell'apparato tecnologico;
più utile il concetto di "morte umana", in cui
l'uso dei mezzi artificiali non penalizza il
bene complessivo del malato. La distinzione
tra uso buono e uso eccessivo degli strumenti
tecnici della biomedicina non può più essere
quella, arbitraria, tra "mezzi ordinari" e "mezzi
straordinari". E' preferibile ragionare in termini
di mezzi "proporzionati" e sproporzionati",
intendendo altresì che è il paziente stesso
che deve poter concorrere a valutare il carattere
più o meno gravoso della cura. Valutazione da
compiersi a un duplice livello: organico (guardando
alla situazione complessiva del paziente) ed
esistenziale, prendendo cioè in considerazione
la sua idea di vita buona e partendo dal principio
che nessuno ha l'obbligo di vivere necessariamente
più a lungo possibile e che in taluni casi ciò
che si rifiuta non è la vita ma il trattamento
gravoso. L'autore espone due noti casi di pazienti
che hanno compiuto differenti valutazioni circa
la vita buona ricercata.
A
tutela del paziente e del medico, pp. 25-32
di Ignazio Marino
L'autore riferisce sul dibattito in corso nella
Commissione Igiene e Sanità del Senato italiano,
da lui presieduta, riguardante l'introduzione
nell'ordinamento giuridico dell'istituto delle
dichiarazioni anticipate di volontà relative
ai trattamenti sanitari (testamento biologico).
Attualmente, nonostante che l'art. 32 della
Costituzione affermi la libertà di autodeterminazione
nella cura e nella terapia e che il codice deontologico
medico del 2006 obblighi il medico ad astenersi
dall'ostinazione in trattamenti diagnostici
e terapeutici privi di beneficio per il malato,
permane una lacuna normativa, risoltasi nella
realtà con un affidamento della decisione alla
sensibilità del medico e alla prassi. La normativa
sul testamento biologico, che in alcun modo
intende legittimare l'eutanasia, vuole essere
uno strumento a garanzia della libera autodeterminazione
nelle cure e nelle terapie, contro l'accanimento
terapeutico, con una estensione nel tempo del
diritto al consenso informato, già oggi riconosciuto;
è altresì a tutela del medico, oggi lasciato
solo nella decisione. I punti critici del dibattito
riguardano la natura del vincolante delle dichiarazioni
anticipate e la risoluzione delle controversie
possibili tra il fiduciario, che agisce come
esecutore delle dichiarazioni anticipate, e
i familiari; controversie la cui risoluzione
potrebbe spettare ai comitati etici.
Al centro la relazione di cura, pp. 33-42
di Adriano Bompiani
Il testo richiama, con una presentazione puntuale
ed analitica, i contenuti del dibattito svoltosi
nel Comitato Direttivo per la Bioetica del Consiglio
d'Europa in merito alle "Dichiarazioni anticipate
di trattamento". Un lungo dibattito i cui risultati
sono stati trasferiti nell'art. 9 della "Convenzione
sui diritti dell'uomo e la biomedicina" (nota
come "Convenzione di Oviedo", 1997). A tale
art. 9 si ispira il documento "Dichiarazioni
anticipate di trattamento" approvato in seduta
plenaria il 18 dicembre 2003 dal Comitato Nazionale
di Bioetica, riconoscendo forza alla "Dichiarazioni
di volontà" del paziente riguardo le modalità
di assistenza/cure gradite.
Il dolore e la paura di morire, pp. 43-47
di Vittorio Ventafridda
La presa di coscienza dell'importanza delle
cure palliative è in crescita, benché ci sia
ancora una scarsa considerazione del ruolo di
quella parte di medicina che riguarda l'essere
umano nei suoi ultimi giorni di vita. La cure
palliative si esplicano attraverso l'assistenza
domiciliare e le strutture hospice. Anche quando
la via del morire si presenta difficile, e traumatica
per le persone vicine al paziente, la presenza
di personale specializzato si rivela fondamentale.
Per il morente risulta di grande importanza
l'aspetto fisico dell'affetto (tocco, massaggio,
abbraccio), il controllo nella decisione della
cura, l'igiene personale, la presenza di altri
e gli aspetti religiosi e spirituali. Le cure
palliative, in un contesto di adeguata educazione
sanitaria e di eliminazione della paura e della
"privatizzazione" del morire, possono contribuire
a rispettare la dignità del malato sino all'ultimo
istante di vita.
APPLICAZIONI
Psiconcologo
Elaborare il dramma del fine vita, pp.
48-53
di Eleonora Capovilla e Irene
Guglieri
Medico palliativista
"Difensore civico" del malato,
pp. 54-59
di Giovanni Zaninetta
Magistrato
Colmare un vuoto legislativo, pp. 60-67
di Daniela Bartolucci
Volontario
Accompagnare a "vivere" il "morire",
pp. 68-75
intervista ad Anna Mancini Rizzotti
a cura di Germano Bertin
Indicazioni
bibliografiche, pp. 76-78
RUBICHE
PER AMBITI PROFESSIONALI
Ambiente
/ Finitezza delle risorse
Alla ricerca di un nuovo equilibrio,
pp. 79-84
di Orietta Casali
La chiave per comprendere la complessità
della contemporaneità risiede nella capacità
di cogliere la novità nel rapporto uomo-natura,
caratterizzato, tra l'altro, dalla velocità
impressa dall'innovazione tecnologica. Le crisi
ambientali del mondo contemporaneo derivano
dall'incapacità di molti sistemi uomo-ambiente
di trovare nuove forme di equilibrio; la diminuzione
della resilienza sociale e ambientale rischiano
di sfociare in forme di collasso. Si assiste
ad una riscoperta del concetto di tradizione,
ma l'equilibrio tra l'innovazione tecnologica
e la riaffermazione dei sistemi tradizionali
non è facile da ottenere. Nonostante la presa
d'atto dei limiti naturali, lo sviluppo è tutt'altro
che sostenibile. È necessario abbandonare il
senso di crescita illimitata per ispirarsi al
ri-ciclo e al ri-utilizzo.
Economia
/ Microcredito
E' un diritto l'accesso al credito, pp.
85-92
di Tommaso Reggiani
Formazione
/ Il disabile intellettivo
Un "diverso" progetto lavorativo,
pp. 93-100
di Angelo Lascioli
L'autore affronta il problema del rapporto
tra "lavoro" e disabilità intellettiva", mostrando
come il disabile intellettivo possa effettivamente
vivere con profitto l'esperienza del lavoro,
in presenza di alcune condizioni, la prima delle
quali riguarda la concezione del lavoro, che
deve essere concepito non come pura prestazione
economica, ma come un'esperienza ricca di significato
esistenziale. L'autore presenta, in particolare,
le conclusioni di una personale ricerca, svolta
negli anni scorsi, che evidenzia i fattori che
determinano la tenuta lavorativa del disabile
intellettivo. Tra questi appare importante il
ruolo delle motivazioni che muovono un'azienda
ad assumere un disabile intellettivo. Altri
fattori riguardano la capacità relazionale del
disabile e il rapporto esistente tra azienda,
disabile, famiglia del disabile, e strutture
sanitarie del territorio.
Spazio aperto / Responsabilità
sociale d'impresa
Funzionale alla crescita economica, pp.
101-108
di Gilberto Muraro
A partire dalla definizione di responsabilità
sociale dell'impresa data dall'UE, come "integrazione
volontaria delle problematiche sociali ed ecologiche
nelle operazioni commerciali e nei rapporti
con le parti interessate", l'intervento offre
una serie di considerazioni sulle motivazioni
e sulle modalità di esplicazione di tale comportamento
socialmente responsabile. L'impresa che vive
nella società non può ignorare garanzie contrattuali,
sicurezza nei processi e nei prodotti, tutela
ambientale, correttezza, trasparenza e non discriminazione;
deve inoltre trovare un equilibrio tra i minori
costi derivanti dal produrre all'estero e le
esigenze di tutela dei minori e di sicurezza
nel lavoro. La crescente sensibilità per queste
tematiche da parte di lavoratori e clienti porta
l'impresa ad integrare volontariamente, anticipando
a volte l'evoluzione normativa, le problematiche
sociali ed ecologiche nelle operazioni commerciali
e nei rapporti con le parti interessate. La
maggiore coesione sociale può diventare fattore
di competitività. A fronte di un'azione pubblica
che si riduce, si assiste ad un'esplosione del
collettivo non pubblico, cioè del non profit
e del volontariato. Si parla di "comunità solidale",
capace di rispondere alla domanda di protezione
individuale attraverso molti canali - pubblici
e privati, centrali e periferici - all'insegna
della sussidiarietà.
Recensioni
e segnalazioni, pp. 109-114