Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
N.
1/2006
"Etica e informazione"
Editoriale
La
percezione che quella giornalistica sia una
professione di particolare rilevanza sociale
è un dato unanimemente condiviso. E non mancano
autorevoli sondaggi a supporto di tale convincimento.
Come essa si guadagni, invece, tanto riconoscimento
o come sia effettivamente svolto un simile ruolo
non è questione altrettanto scontata. In molti
- certo, forse non tutti - sono convinti che
in realtà, al di là dell'apparente "prova di
forza" che i media dimostrano, il mondo dell'informazione
stia attraversando una delicata fase di trasformazione.
Più che un luogo comune o un'utopia l'obiettività
va intesa come una credibile capacità del giornalista
o della testata di approssimarsi alla verità
e di offrire sufficienti e corretti strumenti
di interpretazione. Pur interrogandosi su come
un fatto divenga notizia, ci si deve preoccupare
se siano attendibili le fonti delle informazioni
stesse. La globalizzazione, se da una parte
sta modificando lo stesso modo di "fare" il
giornalista (che si caratterizza sempre piú
come un lavoro di scrivania), dall'altra evidenzia
la necessità di una formazione continua (si
pensi solo all'uso delle lingue, alle nuove
tecnologie, ai new media, …). È importante poi
evidenziare le responsabilità etiche e deontologiche
degli operatori dell'informazione; ma non vanno
dimenticate nemmeno quelle dello stesso pubblico
(lettore, ascoltatore, telespettatore, navigatore
di rete, …), chiamato a un "uso etico" degli
stessi strumenti di comunicazione.
La Procura di Roma ha recentemente archiviato
un'indagine nei confronti di una conduttrice
televisiva (che, secondo l'ipotesi accusatoria,
avrebbe utilizzato gli spazi delle proprie trasmissioni
per ottenere favori personali), stabilendo che
nel suo comportamento non erano ravvisabili
gli estremi della corruzione. Al di là dei contenuti
dell'inchiesta, merita sottolineare che contestualmente
all'archiviazione la Procura ha trasmesso le
carte all'Azienda editoriale della conduttrice
e all'Ordine dei giornalisti, affinché fosse
valutato se si potesse ipotizzare una violazione
delle regole deontologiche della professione
giornalistica.
La decisione della Procura è significativa in
quanto mostra come il livello strettamente giuridico
e quello deontologico siano tra loro distinti:
un comportamento penalmente non perseguibile
può essere deontologicamente scorretto e per
questo sanzionabile dalla magistratura interna
all'Ordine. Un chiaro elemento di distinzione,
spesso sottovalutato, è costituito dal fatto
che le regole deontologiche sono il risultato
di un'autoregolamentazione tra i soggetti direttamente
interessati, in questo caso i giornalisti. Purtroppo,
questo aspetto viene assai facilmente dimenticato
con conseguenze pesantissime sul piano del costume
e della legalità (che cos'è l'attuale inchiesta
su "calciopoli" se non la dimostrazione dell'incapacità
degli organi di autoregolamentazione, ovvero
la Federcalcio, a vigilare sulla correttezza
di comportamento dei propri associati?).
In questi anni la consapevolezza deontologica
nel campo delle professioni dell'informazione
si è sensibilmente rafforzata, come è attestato
dall'adozione di numerose Carte e Codici di
autoregolamentazione. L'informazione riguardante
i minori, per fare un esempio, si è fatta piú
attenta e rispettosa, grazie anche all'effetto
positivo indotto dalla sottoscrizione da parte
di FNSI e Ordine dei giornalisti della cosiddetta
Carta di Treviso (1990). Ma le regole della
deontologia da sole non bastano: alla lunga
si inaridiscono se non alimentate da comportamenti
efficaci, da motivazioni convinte, da atteggiamenti
personali coerenti. Insomma, la deontologia
impone, per la sua stessa autosussistenza, di
ancorarsi a un'etica dell'informazione e della
comunicazione.
Nel dossier numerose sono le indicazioni, frutto
dell'esperienza maturata sul campo, che rendono
conto delle potenti trasformazioni che hanno
investito il mondo dei media e le relative professionalità,
da quella del giornalista della carta stampata,
a chi lavora in televisione e in radio, piuttosto
che in un'agenzia d'informazione o in un giornale
on line. È un'etica degli operatori dell'informazione
che va riproposta nei suoi capisaldi (il rispetto
dei princípi di verità, d'indipendenza, di autonomia,
di responsabilità), che va però costantemente
attualizzata. Ma vi è anche un'etica dei destinatari
dell'informazione - aspetto mai sufficientemente
considerato -, che implica l'assunzione di un
atteggiamento attivo e il rifiuto di un consumo
acritico.
Il Direttore
Antonio Da Re