Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
Sommario del n. 1/2006, anno
VIII
Editoriale,
p. 7-8.
Etica
e informazione
DOSSIER
La
deontologia non è sufficiente, pp.
9-18
di Marco Deriu
La crescente rilevanza dei media nella vita
sociale ha provocato, in questi anni, un risveglio
della coscienza deontologica e della sensibilità
etica, spesso però condizionate dal contrasto
tra responsabilità personale dei comunicatori
ed esigenze del sistema mediatico. L'intervento
si propone anzitutto di recuperare il fondamento
filosofico ed antropologico di un'etica dei
media, individuando alcuni paradigmi concettuali
nelle antiche radici del pensiero e in alcune
più recenti applicazioni. Propone poi una riflessione
sulle condizioni dell'agire comunicativo a partire
dalla separazione concettuale tra informazione
e riflessione. Delinea quindi le prospettive
teoriche verso le quali si è sviluppata l'etica
(applicata) della comunicazione, soffermandosi
sull'etica dei media, intesa quest'ultima come
un settore particolare di declinazione specifica
della prima. L'autore dedica attenzione anche
a un approccio al problema etico dei media di
tipo semiopragmatico (etica dell'emittenza,
della ricezione, del testo comunicativo, delle
teorie sulle comunicazioni) e alle conseguenze
indotte dalla globalizzazione.
Non basta trasmettere notizie, pp. 19-24
di Franco Jori
Ogni giorno nelle redazioni dei mass media arrivano
migliaia di notizie e solo una minima parte
di esse viene pubblicata. E' fondamentale chiedersi
quali meccanismi governano la scelta e perché
cade il silenzio su gran parte delle notizie;
e, analogamente, come si forma la "gerarchia"
delle notizie. A partire da questi interrogativi,
l'autore indaga sul ruolo rivestito dalle strategie
editoriali e dai calcoli economici, alla luce
anche della considerazione che il sistema dei
media sembra provocare un annebbiamento del
senso critico e una omologazione dei comportamenti
e puntare al consumatore acritico piuttosto
che al cittadino partecipe. Il tema porta alla
figura del giornalista, alla deontologia professionale
e all'etica dell'informazione.
L'efficacia
assicurata dal rispetto, pp. 25-32
di Maurizio Corte
L'era del digitale, con i suoi sviluppi comunicativi
strabilianti, rende ancora più complesso e delicato
il ruolo degli operatori dell'informazione e
porta a una più attenta riflessione sulle implicazioni
valoriali ed etiche che il lavoro informativo
comporta. Prima di entrare nel vivo di tale
tema, l'articolo premette una ricognizione sulle
parti costitutive del processo informativo e
colloca quest'ultimo nell'odierno quadro socio-culturale.
Evidenzia in particolare i rischi legati alla
produzione della notizia (la scelta dei fatti
da raccontare, la riduzione della complessità
che può generare una sua distorsione, un fraintendimento
sulle richieste di conoscenza che provengono
dal pubblico ecc.). I limiti del sistema dell'informazione
richiedono una serie di interventi a livello
di organizzazione della redazione, di formazione
culturale e professionale degli operatori e
di etica del giornalismo. Accanto a ciò, esiste
la necessità di un pubblico critico, capace
di leggere in modo attivo i prodotti dell'informazione
e quindi in grado di difendersi dai condizionamenti
dei media.
La "TV verità" e il modello
tabloid, pp. 33-40
di Anna Pozzi
Il saggio propone una attenta disamina del mezzo
televisivo, il quale, come e ancor più degli
altri media, da semplice veicolo di informazioni
è divenuto un vero e proprio "ambiente" che
ci circonda e ci avvolge, capace di incidere
fortemente sul contesto antropologico e relazionale.
L'autore affronta alcuni temi tipici della massmediologia,
come ad esempio la capacità del mezzo televisivo
di "costruire la realtà", giocando sulle emozioni
e condannando all'oblio informativo i fatti
privi di immagini. Ricorda le conseguenze portate
dalla nascita della neo-televisione, caratterizzata
dalla contaminazione di tutti i generi televisivi
dalla tonalità dell'intrattenimento, ivi compresa
l'informazione spettacolarizzata di tipo politico
(infotainment). Sposta infine la riflessione
sulla rapida diffusione dei reality show, i
quali rendono incerti i confini tra fiction
e realtà e tra pubblico e privato. Le conclusioni
evidenziano l'importanza di un'etica e di una
coscienza professionale nell'informazione accanto
alla promozione nel cittadino di un atteggiamento
attivo e critico nell'informarsi.
Un servizio sotto gli ochi di tutti,
pp. 41-45
di Maurizio Paglialunga
L'autore, che presiede l'Ordine dei Giornalisti
della regione Veneto, si interroga proprio sulle
ragioni della sopravvivenza dell'Ordine dei
Giornalisti, realtà unica nel mondo occidentale.
In effetti, solo se capace di fornire una formazione
adeguata e un aggiornamento continuo, nonché
di attuare una vigilanza sul rispetto della
deontologia, l'Ordine ha ancora un senso e la
sua azione, in assenza di valide soluzioni alternative,
è giustificata. In questo contesto si situano
anche le problematiche della revisione della
legislazione istitutiva dell'Ordine, che risale
al 1963, dei rapporti non sempre facili con
gli editori, dei rischi connessi alla precarizzazione
della categoria. In particolare modo, si sottolinea
la necessità che l'Ordine professionale esca
da una logica autoreferenziale di mera tutela
dei propri iscritti e ponga invece al centro
della propria attenzione il diritto dei cittadini
ad essere correttamente informati.
APPLICAZIONI
Il
giornalista radiotelevisivo
Alla ricerca di un nuovo identikit,
pp. 46-51
di Carmen lasorella
Il giornalista on line
www.cercasi parole reali in mondi virtuali,
pp. 52-57
di Valentina Pellizzer
L'agenzia
d'informazione
Credibili se mediatori di verità,
pp. 58-65
di Sergio Lepri
Il
giornalista inviato
Diritto-dovere di cronaca: ad ogni costo?,
pp. 66-71
di Franco Di Mare
Indicazioni
bibliografiche, pp. 72-74
RUBICHE
PER AMBITI PROFESSIONALI
Ambiente
/ Degrado forestale
Far "crescere" un mercato responsabile,
pp. 75-82
di Davide Pettenella
L'articolo si occupa del tema della riduzione
delle foreste, uno dei problemi ambientali più
gravi, rispetto al quale tuttavia va segnalato
un certo ritardo nell'assunzione di impegni
internazionali per rallentarlo. Le cause sono
di natura commerciale, ma non solo; lo sfruttamento
illegale delle foreste è spesso strettamente
legato alla corruzione e alla criminalità. A
livello internazionale sono state delineate
due strategie di intervento: da un lato, la
messa a punto di meccanismi normativi e sanzionatori,
nell'ottica di un miglioramento della law enforcement.
Dall'altro, gli interventi di governance, realizzati
con strumenti in grado di incentivare i comportamenti
legali (tra questi, di particolare importanza
l'iniziativa Forest Law Enforcement, Governance
and Trad della Commissione Europea). Significative
sono pure le iniziative relative all'introduzione
di codici etici di comportamento delle imprese,
alla diffusione di politiche responsabili degli
acquisti e all'utilizzo di certificazioni di
provenienza del legname da foreste gestite in
modo sostenibile.
Economia / Responsabilità sociale
d'impresa
Mutualità, solidarietà e giustizia,
pp. 83-90
di Carmine De Angelis
Formazione
/ Scuola e famiglia
Biografie in cerca d'incontro, pp. 91-96
di Riccardo Tuggia
Il rapporto tra scuola e famiglia, che si traduce
nel rapporto tra genitori e insegnanti, è considerato
strategico, sia dal punto di vista della gestione
della scuola, sia dal punto di vista psicopedagogico.
Gli insegnanti si trovano tuttavia spessi impreparati
di fronte a nuove modalità di approcciarsi alla
scuola da parte dei genitori. L'intervento mette
in luce i temi fondamentali della comunicazione
scuola-famiglia. Presenta quindi alcune antinomie
dei vissuti familiari che si riverberano in
questa relazione ((accettazione-rifiuto, persecuzione-giustificazione,
vittimismo-protagonismo). Offre, infine, nell'ottica
di una riscoperta della professionalità docente
rivolta anche alle famiglie, alcune possibili
pratiche virtuose che allentino la tensione
e perseguano il benessere nelle relazione tra
i soggetti protagonisti dell'incontro.
Sanità
/ Umanizzare la medicina
Il vero farmaco è il medico stesso
, pp. 97-104
di Fabrizio Turoldo
I dibattiti bioetici contemporanei tendono
a dare troppo spazio al problema dell'eutanasia
(quando morire) e meno al tema dell'accompagnamento
del morente (come morire). Questo accade in
un contesto culturale che ha rimosso e privatizzato
l'evento morte, spogliandolo di significati
condivisi. L'articolo sostiene la necessità
di promuovere un'etica del morire e dell'accompagnamento
dei morenti. In quest'ottica, esamina i rischi
di una iperspecializzazione della biomedicina,
che favoriscono una prospettiva riduzionista
della "cura" al malato e delinea invece l'importanza
di un approccio olistico e di rispetto alla
persona. Passare dal to cure al più esigente
to care significa anche assumere un approccio
empatico nei riguardi del paziente. Significativi
in tal senso gli apporti di alcune autrici che
hanno dato vita alla cosiddetta "bioetica al
femminile" e hanno tratteggiato la figura della
madre come emblema dell'etica della cura. Accanto
a ciò si pone il tema della formazione di operatori
sanitari attenti ai profili psicologici della
malattia.
Spazio aperto / Nuove o vecchie professioni?
Cambiare è d'obbligo: ma come?,
pp. 105-108
di Ivone Cacciavillani
Recensioni
e segnalazioni, pp. 109-114