Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
Sommario del n. 1/2003, anno
V
Editoriale,
p. 7-8.
Etica
e giustizia
DOSSIER
La
giustizia da potere a istituzione, pp. 9-12
di Giuseppe De Rita
Si parla di giustizia in almeno tre accezioni:
giustizia sociale, giustizia come legalità,
giustizia come amministrazione del sistema giudiziario.
Ciascuna di esse genera percorsi specifici ed
affronta nodi di etica individuale e di etica
pubblica. L'intervento si sofferma sul ruolo
dell'etica, intesa come "etica delle responsabilità",
nell'amministrazione della giustizia. La complessità
delle società moderne chiama il sistema giudiziario
ad esercitare una continua regolazione (e non
un dominio) dei soggetti, dei rapporti e dei
comportamenti sociali; in questa prospettiva
risulta facilitato anche il perseguimento di
altri valori etici, quali la terzietà e la capacità
di essere istituzione e non potere. Nelle società
moderne "si governa accompagnando" e "si fa
giustizia regolando": è l'etica della responsabilità
che impone sempre più il rispetto e la valorizzazione
dei molteplici soggetti sociali. Il funzionamento
della macchina giudiziaria passa infine attraverso
la professionalità e serenità del singolo operatore
e pone quindi un problema di etica individuale.
La difficile arte del discernimento,
pp. 13-18
di Marcello M. Fracanzani
Il principio della divisione dei poteri attribuisce
a distinti centri di potere ogni singola funzione:
fissare le leggi, disporne l'esecuzione, risolvere
le controversie. Oggi il legislatore adotta
spesso leggi-provvedimento puntuali e concrete;
i giudici tendono ad enucleare principi regolatori;
i cittadini pretendono sempre più spesso dal
diritto e dal giudice la disciplina di ambiti
della propria vita e delle proprie relazioni.
Ipertrofia legislativa, giuridicizzazione eccessiva,
interpretazione creativa della norma, disparità
di trattamento di fattispecie simili, invasione
di campo tra i poteri dello Stato. E' possibile
pensare ad una "geometria" del diritto, ad una
tecnica giuridica che possa ridare certezza
al diritto? L'articolo intende riprendere le
fila di un dibattito che ha a lungo impegnato
uomini di legge e filosofi, anche se oggi soffre
di un certo disinteresse. In realtà il diritto
non è una "mera tecnica plasmata sulla struttura
del sapere scientifico" ma regola rapporti tra
uomini calati nella dimensione temporale. E
il giurista è partecipe di una discrezionalità,
orientata dal diritto, tendente all'individuazione
del buone e del giusto.
Salvaguardare
la certezza del diritto, pp. 19-26
di Vittorio Borraccetti
Ai magistrati è chiesto di verificare, aderendo
fedelmente e rigorosamente ai princípi fondamentali
della Costituzione, se l'accusa mossa a una
certa persona sia fondata o meno, non di ricostituire
l'ordine pubblico. Ciò esclude ogni rischio
di "politicizzazione". L'obbligatorietà dell'azione
penale coinvolge l'organizzazione globale di
un ufficio di Procura, non il singolo magistrato.
Servono, perciò, parametri certi di trasparenza
e di controllabilità. La separazione delle carriere
potrebbe creare un forte controllo del potere
esecutivo sul pubblico ministero, pregiudicando
l'indipendenza del sistema giustizia a danno
del cittadino. Gli attori della giustizia rappresentano
un'"istituzione" non un "potere".
Nell'interesse legittimo dell'assistito,
pp. 27-34
di Paolo Giacomazzo
E' doveroso chiedersi perché il tema della
giustizia oggi divide e genera conflitti, anche
tra i soggetti processuali. Il processo non
è uno strumento di lotta, né è un momento regolatore
di conflitti sociali. La sua funzione è quella
di accertare responsabilità individuali attraverso
una serie di regole che lo disciplinano, e non
quella di accertare la verità sostanziale, perché
se così fosse la difesa del colpevole diverrebbe
un ostacolo al raggiungimento del fine processuale.
Al termine del processo il giudice accerta una
verità che è solo processuale, anche se ci si
augura che essa si avvicini a quella sostanziale.
Ciò chiarito, l'autore si propone di analizzare
alcuni comportamenti dei protagonisti del processo
per verificarne la correttezza o gli eventuali
abusi. Vi sono anzitutto alcune difficoltà relative
all'assimilazione culturale del modello accusatorio
che si riflettono sulla condotta dei pubblici
misteri e dei difensori e sulle modalità di
impostazione delle rispettive strategie processuali.
Esistono anche innumerevoli comportamenti censurabili
di magistrati e di avvocati, i quali, benchè
non diano luogo a nullità procedurali, sono
in contrasto con principi deontologici e indice
di scarsa professionalità. E' auspicabile la
ripresa dei lavori di un tavolo di lavoro tra
Unione Camere Penali e Associazione Nazionale
Magistrati allo scopo di individuare regole
di comportamento comuni, a sostegno delle rispettive
funzioni, che facciano riferimento ad un'etica
processuale condivisa.
Quale giustizia: ritorsione o recupero?,
pp. 35-42
di Luciano Eusebi
La dinamica retributiva è la tradizionale
risposta giuridica al reato, mentre la discussione
sul punire si è incentrata sui modi per giustificare
a posteriori la sanzione (teorie assolute: la
pena non ha scopo perché retribuire è un imperativo
etico; teorie relative: prevenzione generale
e speciale). In questo quadro l'efficacia del
sistema penale si identifica con l'effettività
della sanzione e porta all'applicazione al problema
criminale di modalità inerziali della giustizia,
accontentandosi degli strumenti penalistici
disponibili, ancorché inadeguati. In tale contesto,
i problemi etici dell'operatore penale sono
quasi sempre rimossi, benché siano in realtà
di grande spessore: dalla circostanza che i
mezzi a disposizione sono spesso offensivi della
dignità umana, alla mancanza di una seria progettazione
politico-criminale. Ad avviso dell'autore, gli
ordinamenti più solidi sono quelli che affermano
l'autorevolezza delle norme, cioè la loro capacità
di aggregare l'adesione dei cittadini ai precetti
per convincimento e non quelli costruiti sul
mero esercizio della forza. Le risposte sanzionatorie
devono avere carattere dialogico, volto al recupero
dei destinatari. Da qui l'irrazionalità del
ruolo egemone della pena detentiva e il farsi
strada in ambito internazionale del filone della
restorative justice, aperta a prospettive di
composizione del conflitto generato dal reato,
piuttosto che di compensazione simbolica attraverso
l'inflizione di un male.
Mediatori tra fatti e opinioni, pp.
43-49
di Gianni Locatelli
L'informazione giudiziaria si trova a dover
mediare tra il mondo chiuso della macchina giudiziaria
e quello spalancato dell'opinione pubblica,
avendo presente che sono in gioco il diritto
alla giustizia giusta da una parte, e il diritto
ad una informazione libera dall'altra. Si è
invece assistito spesso alla degenerazione qualitativa
dell'informazione e a forme di manipolazione
mediatica per poco nobili finalità. L'autore
sostiene che il primo passo per ridare all'informazione
giudiziaria un contenuto etico, che è frutto
di norme ma soprattutto di cultura professionale,
è quello di trasformare progressivamente l'eccezionalità
in normalità. L'articolo si sofferma sui doveri
del cronista giudiziario, in primo luogo quello
di rispettare sempre l'altro e i suoi diritti,
ed avanza alcuni proposte per ridare qualità,
indipendenza e credibilità alla sua professione.
APPLICAZIONI
IL
GIUDICE / A rischio l'imparzialità del
giudizio, pp. 50-53
di Francesco Aliprandi
Insiti nel concetto stesso di giustizia, i principi
della imparzialità del giudice e della rapidità
e cogenza della statuizione processuale trovano
oggi non poche difficoltà ad affermarsi. L'intervento
intende individuare le cause che minano l'autorevolezza
e l'efficacia della legge: l'uso distorto delle
garanzie processuali per arrivare alla prescrizione,
la sensazione che il processo possa essere affrontato
più agevolmente dai ricchi, l'eccessivo e spesso
inutile formalismo burocratico, il ricorso all'amnistia,
all'indulto e al condono l'emanazione di provvedimenti
legislativi ad personam. Soprattutto il tentativo
di far apparire i giudici parziali delegittima
in ultima analisi lo Stato stesso e indebolisce
il senso di legalità dei cittadini.
L'AVVOCATO
/ A difesa del cliente e quindi del diritto,
pp. 54-61
di Ivone Cacciavillani
La giustizia come servizio alla collettività
è una funzione biorganica, cioè svolta simultaneamente
da due istituzioni: la magistratura e l'avvocatura.
Pertanto ogni serio progetto di riforma del
sistema giustizia non può prescindere anche
da una radicale riforma della avvocatura, tuttora
retta da criteri corporativi obsoleti, che risolva
due problemi: i criteri di accesso all'Ordine
(oggi ingiustificatamente severi) e il controllo
di qualità dell'attività degli iscritti (del
tutto insoddisfacenti). L'autore si sofferma
sulle funzioni dell'avvocatura: concorrere al
progresso giuridico e tutelare il singolo cittadino,
denunciando le illegalità e manchevolezze del
sistema per riportarlo al rispetto dei principi.
Esamina inoltre l'etica dell'avvocatura sotto
due profili. Il primo, interiore alla sua attività,
gli richiede preparazione tecnica, aggiornamento,
specializzazione, capacità di fedeltà assoluta
al proprio cliente. Il secondo, esteriore, concerne
l'esercizio della funzione, tanto nel processo
quanto nelle relazioni gli altri operatori della
giustizia.
IL
PENALISTA MINORILE / Prima regola: "educare"
è prevenire, pp. 62-69
di Domenico Pulitanò
L'articolo propone una riflessione sull'etica
delle professioni nella giustizia penale minorile,
il settore dell'ordinamento penale in cui è
più forte il rilievo dell'istanza educativa.
Il sistema vigente, frutto soprattutto della
riforma del 1988, è costruito secondo un'impostazione
che, senza essere indulgenziale, forza lo schema
del diritto penale retributivo con soluzioni
innovative derivate dal principio educativo.
Tale sistema oggi è posto in discussione da
tendenze che, in nome della sicurezza sociale,
invocano "più penale"; ma la sfida è quella
di conciliare la dimensione precettiva dell'ordinamento
giuridico con la prospettiva del recupero. Su
questo sfondo, l'autore delinea le competenze
etiche richieste alle diverse figure operanti
nel sistema giudiziario minorile; si sofferma
inoltre sulle pratiche di "mediazione" che favoriscono
la conciliazione tra vittima ed autore del reato.
Indicazioni
bibliografiche, pp. 70-72
RUBICHE
PER AMBITI PROFESSIONALI
Ambiente
/ Agenda 21
Sviluppo sostenibile e partecipato, pp.
73-78
di Luca Dalla Libera
L'idea di sviluppo sostenibile ha senz'altro
messo radici profonde; da Rio de Janeiro (1992)
in poi si sono moltiplicati gli impegni per
generare comportamenti, buone pratiche, protocolli
internazionali di azione coerenti con essa.
L'intento dell'articolo è quello di verificare
se lo strumento di Agenda 21 Locale sia servito
per lo scopo per cui era stato ipotizzato, cioè
radicare il concetto di sostenibilità nella
prassi della programmazione locale. L'esame
viene compiuto considerando i tre passaggi fondamentali
del processo di Agenda 21 Locale: il coinvolgimento
del pubblico e dei partner, la predisposizione
da parte del Forum Civico del Rapporto Stato
Ambiente e l'elaborazione e realizzazione partecipata
del Piano di Azione Ambientale. Un eventuale
insuccesso dell'Agenda 21 Locale darebbe più
forza a coloro che nel vertice di Johannesburg
hanno sostenuto non tanto un superamento quanto
un riposizionamento strategico e una riconversione
politica ed operativa del tema della sostenibilità.
Economia / Responsabilità d'impresa
Imprenditori e nuova coscienza sociale,
pp. 79-84
di Francesco Merloni
Formazione
/ Docenti
La sfida della professionalità "interiore",
pp. 85-90
di Alessandro Gozzo
Nella relazione umana docente-discente istruzione
ed educazione sono strettamente intrecciate.
Connaturata alla professione docente è la responsabilità
relazionale, visto che ogni atto del docente
ha un valore esemplare per l'allievo: è questo
un connotato morale dal quale nessuno può esonerarsi.
Oggi l'intervento educativo pianificato per
grandi numeri ha creato una realtà organizzativa
quasi ingovernabile che facilmente si allontana
rispetto alle finalità che si propone. L'unica
possibilità di cambiamento è legata al processo
di formazione e selezione del personale. L'articolo
esamina due atteggiamenti diffusi. Il primo
è la debolissima capacità degli insegnanti di
riflettere sui fini stessi della propria attività
educativa e sul problema dello scollamento tra
finalità generali e obiettivi didattici perseguiti
nella quotidianità. Il secondo consiste nella
diffusa tendenza tra i docenti a capovolgere
la gerarchizzazione tra finalità pubbliche e
interesse privato.
Sanità
/ Infermieri
"Buona cura" ovvero buona formazione,
pp. 91-100
di Chris Gastmans
L'articolo si propone di esplorare un approccio
etico fondamentale all'assistenza infermieristica
e di avanzare alcune proposte, basate su tale
approccio, per l'educazione etica infermieristica.
Vengono analizzati tre aspetti di una visione
etica fondamentale dell'assistenza infermieristica:
l'assistenza infermieristica intesa come pratica
morale; il carattere intersoggettivo dell'assistenza
infermieristica; la percezione morale. Si ritiene
che la visione etica fondamentale sull'assistenza
infermieristica proceda di pari passo con un
approccio etico-morale. Vengono forniti inoltre
suggerimenti per l'educazione etica degli infermieri.
In particolare si tengono in considerazione
tre implicazioni: un atteggiamento contrario
all'educazione etica orientata verso l'azione;
un'educazione etica integrale contrapposta a
una razionalistica; un modello contestuale di
educazione etica. Si dimostra anche come il
substrato filosofico europeo offra alcune originali
idee per questo tentativo.
Sanità
/ Cellule staminali
Sperimentazione terapeutica alla prova,
pp. 101-104
di Renzo Pegoraro
Recensioni
e segnalazioni, pp. 105-112
Ottava
Edizione Premi per Tesi di Laurea Fondazione
Lanza
Elenco dei parecipanti e vincitori, pp. 113-114