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Rivista "ETICA PER LE PROFESSIONI"
Questioni di etica applicata
N.
1/2002
"Professioni e interculturalità"
Editoriale
Il
fenomeno dell'immigrazione prende corpo nella
società italiana nella seconda metà degli anni
Ottanta, per incontrare il suo momento topico,
specie se collegato o addirittura identificato
con il tema "clandestini", con il rimpatrio
forzato di 21.000 albanesi sbarcati in Puglia
nell'agosto del 1991. Seguendo, da lontano,
un mutato atteggiamento dell'Unione Europea
(da fortezza chiusa a società invecchiata, bisognosa
di lavoratori stranieri per mantenere sistema
produttivo e condizioni minime di Welfare),
anche l'Italia comincia a guardare al mondo
dell'immigrazione come a un fenomeno strutturale
ed essenziale alle esigenze del mercato del
lavoro. A distanza di dieci anni dalla concentrazione
di chi proveniva dall'Albania nello stadio di
Bari in vista di un rimpatrio forzato, campagne
mediatiche e strumentalizzazioni politiche a
parte, è doveroso registrare qualche apertura
riguardo alle opinioni degli italiani, ma anche
provvedimenti legislativi non certo votati a
qualificare l'Italia come Paese ospitale. I
contributi qui raccolti tengono conto di questi
segni diversi e di una situazione generale complessa
e in evoluzione. In apertura Alessio Surian
individua, attraverso un'opportuna opera di
chiarificazione terminologica e concettuale,
le parole chiave che consentono di accedere
al tema, non sempre lineare e privo di equivoci,
dell'interculturalità. L'articolo di Enrico
Pugliese traccia un quadro di riferimento sulla
condizione degli immigrati in Italia e sul rapporto
con il mondo del lavoro e della formazione,
rilevando come gli immigrati siano relegati
in Italia agli ultimi livelli della scala occupazionale,
con dati ancora piú marcati se si considera
la componente femminile. Gli strumenti del sociologo
e alcuni riferimenti statistici caratterizzano
l'analisi di Enzo Pace che iscrive la sua riflessione
sulle relazioni interculturali in Italia nel
confronto con le politiche di altri Paesi dell'Unione
Europea e con modelli di integrazione diversi
come quelli di Gran Bretagna e Germania. L'articolo
si sofferma sulle politiche scolastiche considerate
anche come indicatori della riuscita sociale
di persone, di seconda e di terza generazione,
discendenti da famiglie d'immigrati: riuscita
che può essere valutata, appunto, anche in termini
di successo scolastico. Atteggiamenti e necessità
delle imprese vengono poste in primo piano nel
contributo preparato da Franco Dall'Armellina,
con particolare riferimento al mercato del lavoro
nel Nord-Est, con accenti drammatici sull'attuale
quadro demografico che rende strutturale il
rapporto con i flussi migratori. Come creare
le condizioni per relazioni meno strumentali
che considerino la complessità dei rapporti
interculturali? Da Jean Léonard Touadi, conduttore
del programma televisivo "Un mondo a colori",
giungono numerose sollecitazioni a riflettere
sulla comunicazione interculturale, mentre al
tema centrale delle nuove professioni in àmbito
interculturale, quello della mediazione e delle
sue numerose applicazioni, sono dedicati i contributi
di Adel Jabbar (Studio Res, Trento) e di Franco
e Lidia Pittau e Oliviero Forti ("Forum per
l'intercultura" della Caritas di Roma). Non
manca infine la considerazione di come le trasformazioni
sociali in atto si riflettano anche sul significato
e la pratica delle professioni piú tradizionali,
a cominciare da quella del medico (Aldo Morrone).
Ulteriori spunti di riflessione su un quadro
giuridico sintomatico di incertezza e discriminazione
nei modelli di integrazione vengono offerti
da Marco Ferrero, avvocato, che può contare
su un osservatorio diretto qual è quello dell'ASGI,
l'Associazione Studi Giuridici Immigrazione.
Nel consegnare al lettore il dossier siamo consapevoli
che la riflessione su questi temi è ancora agli
inizi e soffre inevitabilmente del confronto
con l'attualità culturale e politica: di fronte
alla paura e alla richiesta di sicurezza che
prepotentemente vasti settori dell'opinione
pubblica esprimono, anche sul piano elettorale
(il recente voto in Francia e in Olanda docet),
è forte la tentazione di percorrere la scorciatoia
della chiusura nella propria presunta identità.
I fenomeni complessi di una società come la
nostra non si governano agitando le passioni
o fomentando l'odio, e neppure adottando approcci
astratti e ingenui, privi di qualsiasi problematicità.
Un antidoto a simili unilateralità può certo
provenire dall'elaborazione di nuove esperienze
professionali, capaci di rispondere nel concreto,
e non in astratto, alle sfide poste da una società
inevitabilmente multiculturale. Qualcosa di
queste esperienze è stato detto nel dossier;
ma la riflessione va continuata e approfondita:
è ciò che ci ripromettiamo di fare in futuro,
auspicabilmente con il concorso diretto dei
lettori.
I Direttori
Antonio Da Re
Renzo Pegoraro
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