Le Encicliche sociali

 

2009: Caritas in veritate

Benedetto XVI

Inizialmente la Caritas in veritate era stata pensata da Benedetto XVI come una commemorazione dei 40 anni della Populorum progressio di Paolo VI. Però la redazione della Caritas in veritate ha richiesto più tempo e quindi la data del quarantennio della Populorum progressio -- il 2007 -- è stata superata. Ma questo non elimina l'importante collegamento con l'enciclica paolina, evidente già nel primo capitolo dedicato a riprendere la Populorum progressio, dove Paolo VI indicava l'annuncio di Cristo come il primo e principale fattore di sviluppo. Benedetto XVI riprende e allarga questo concetto affermando che"La Carità nella verità, di cui Gesù s'è fatto testimone" è "la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera". Ma la Carità, via maestra della dottrina sociale della Chiesa, è inscindibile dalla Verità perchè: "Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo" (4) e il cristianesimo finisce per diventare solo una riserva di buoni sentimenti.

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1991: Centesimus annus
(Giovanni Paolo II)

Il messaggio di questo documento, scritto nel centenario della Rerum novarum di Leone XIII, è sintetizzato nella sua parte finale: "Negli ultimi cento anni la Chiesa ha ripetutamente manifestato il suo pensiero, seguendo da vicino la continua evoluzione della questione sociale (...). Suo unico scopo è stata la cura e responsabilità per l'uomo, a lei affidato da Cristo stesso (...). Ne consegue che la Chiesa non può abbandonare l'uomo (...). è solo questa l'aspirazione che presiede alla dottrina sociale della Chiesa" (n. 53). Dopo aver dedicato particolare attenzione agli avvenimenti dell'anno 1989, l'enciclica tratta gli argomenti della proprietà privata, dell'universale destinazione dei beni, dello Stato e della cultura. Segue il capitolo conclusivo intitolato "L'uomo è la via della Chiesa", nel quale, tra l'altro, si afferma che "la dottrina sociale ha di per sè il valore di uno strumento di evangelizzazione: in quanto tale, annuncia Dio e il mistero di salvezza in Cristo a ogni uomo e, per la medesima ragione, rivela l'uomo a se stesso. In questa luce, l'enciclica si occupa dei diritti umani di ciascuno e, in particolare, del "proletariato", della famiglia e dell'educazione, dei doveri dello stato, dell'ordinamento della società nazionale e internazionale, della vita economica, della cultura, della guerra e della pace, del rispetto alla vita dal momento del concepimento fino alla morte" (n. 54). Nella consapevolezza che "la Chiesa non ha modelli da proporre" (n. 43), ma offre all'impegno di tutti un orientamento ideale indispensabile per un umanesimo culturale ed economico rispettoso della totalità dell'uomo, l'enciclica sviluppa in modo organico i problemi derivanti dai nuovi profili della questione sociale entro le coordinate di un nuovo, complesso e differenziato scenario europeo e planetario. In particolare sono parecchi gli elementi di novità su cui l'enciclica attua un'approfondita riflessione. Innanzitutto viene apprezzata la moderna economia d'impresa che si avvale del libero mercato e dove il fattore decisivo della produzione non è più la terra e il capitale, ma l'uomo con la sua capacità di conoscenza e di organizzazione solidale (n. 32). Viene riconosciuta la giusta funzione del profitto, come indicatore non esclusivo del buon andamento dell'azienda (n. 35). Viene accolto apertamente e positivamente il sistema democratico, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità di eleggere e controllare i governanti (n. 46). Viene ritenuta indegna dell'uomo, e quindi da condannare, una democrazia senza valori che vede l'uomo solo come produttore e consumatore, che privilegia l'avere sull'essere, che erige il profitto ad unico motivo dell'agire economico, che sopprime le stesse fonti della vita (con l'aborto e gli interventi di ingegneria genetica), che fa violenza agli equilibri ecologici naturali, umani e familiari. Piuttosto articolata appare la risposta alla domanda se il capitalismo, risultato vincente, sia da proporre anche ai paesi del terzo mondo come via di progresso economico e civile. Se per "capitalismo" si intende un sistema di "economia libera" e cioè un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale dell'impresa, del mercato, della proprietà privata, della libera creatività nel settore economico, allora la risposta è senz'altro positiva. Se invece per "capitalismo" si intende un sistema in cui la libertà nel settore economico non è inquadrata in un contesto giuridico che ponga l'economia al servizio della libertà umana, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa (n. 42).

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1987: Sollicitudo rei socialis
(Giovanni Paolo II)

L'enciclica è molto ricca di temi, di spunti di riflessione, di richiami sia alla Populorum Progressio di Paolo VI, che ad altri documenti della dottrina sociale della Chiesa; ma segue un filo di discorso lineare, logico e dottrinalmente robusto, che soggiace a tutta la trattazione dell'argomento principale: cioè l'allargamento del concetto e del progetto di "sviluppo dei popoli" su dimensioni sempre più marcatamente mondiali. Il documento si inserisce nel quadro della situazione socioeconomica, culturale e politica del mondo, quale si delinea a un ventennio dalla Populorum Progressio, riprendendo l'idea dello sviluppo per affermare che, se è entrato in crisi, se non addirittura fallito, il progetto che negli anni Sessanta suscitava tanto interesse e persino entusiasmo, in gran parte è dovuto al fatto che si aveva un concetto troppo riduttivo dello sviluppo, considerato quasi esclusivamente nei suoi elementi socioeconomici, senza sufficiente attenzione ai fattori culturali e spirituali che ne sono motivi e componenti essenziali, come Paolo VI aveva chiaramente ammonito. Secondo l'enciclica, in ordine allo sviluppo a livello mondiale, deve formarsi una solidarietà della stessa estensione e profondità, che stringa tra loro tutti i popoli della comunità mondiale e i popoli che si trovano vicini o affini a raggio regionale: in ogni caso con un intento di aiuto ai popoli più poveri e in via di sviluppo. Questi non devono essere privati della loro identità e cultura, ma nello stesso tempo devono essere incoraggiati a impegnarsi attivamente nella loro liberazione dalla condizione di sottosviluppo e di ritardo sulla via del progresso economico e socioculturale, vincendo lo stato di passività e di fatalismo nel quale a volte si trovano. La solidarietà è fondata, da una parte, sull'interdipendenza tra tutti i popoli; d'altra parte la solidarietà è una virtù apparentata con la carità, che ne è l'ispiratrice e la generatrice. L'enciclica dunque si colloca nettamente sul piano dell'etica sociale e anzi del messaggio evangelico, sebbene faccia riferimento a molti problemi economico-sociali aperti e agitati nel mondo d'oggi.

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1981: Laborem exercens

(Giovanni Paolo II)

Questa è la prima vera enciclica sociale di Giovanni Paolo II. Avrebbe dovuto essere pubblicata il 15 maggio 1981 nel novantesimo anniversario della Rerum Novarum, ma il tragico attentato subito dal Papa ne rimandò l'uscita al 14 settembre dello stesso anno. Questo documento cade nel momento di incubazione dei grandi cambiamenti che si sarebbero verificati alla fine degli anni 80. La rivolta degli operai polacchi e la costituzione del sindacato Solidarnosc evidenziarono la rottura definitiva tra ideologia marxista e movimento operaio. Il Papa ribadisce che il lavoro e' la chiave essenziale di tutta la questione sociale ed esso deve essere un "dovere", un "diritto" e un "bene" dell'uomo.

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1979: Redemptor hominis

(Giovanni Paolo II)

In senso stretto non e' una enciclica sociale, ma piuttosto un'enciclica programmatica di Giovanni Paolo II all'inizio del suo pontificato. Non di meno tocca anche l'aspetto sociale quando mette in guardia dal domino delle cose anche nella sfera dell'economia. Ecco quindi il senso dell'enciclica: l'uomo non si deve far dominare dalle cose ma deve recuperare il senso della sua "regalita'" sul mondo.

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1971: Octogesima adveniens

(Paolo VI)

Ad appena 4 anni dopo la Populorum progressio, Paolo VI pubblica un altro documento sociale. Pur distribuita in occasione dell'ottantesimo anniversario della `Rerum Novarum, non si tratta di una nuova enciclica ma di una lettera apostolica indirizzata al presidente della commissione "Iustitia et Pax". Il tema fondamentale di questa lettera sta nel distinguere tra la giusta aspirazione ad una maggiore giustizia e le false soluzioni politico-ideologiche e soprattutto utopistiche prospettate da diverse forze politiche. Vi e' anche un riconoscimento della politica come "maniera esigente di vivere l'impegno cristiano" (46).

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1967: Populorum progressio

(Paolo VI)

Lo scopo che questa enciclica si propone non è dottrinale ma di mobilitazione dell'opinione pubblica mondiale per uno sviluppo umano "integrale" e "solidale", e per questo si distanzia nettamente dai moduli caratteristici del magistero sociale preconciliare. In effetti, l'intento dell'enciclica non è di offrire modelli nè di proporre soluzioni prestabilite al problema dello sviluppo dei popoli bensì di offrire orientamenti e motivazioni affinchè tale sviluppo sia vero, plenario, integrale e solidale. La novità della questione sociale è appunto la sua dimensione universale o mondiale: "Oggi, il fatto di maggior rilievo [...] è che la questione sociale ha acquistato dimensione mondiale" (n. 3).

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1963: Pacem in Terris

(Giovanni XXIII)

L'enciclica presenta elementi di indubbia novità, introducendo una sorta di "nuovo corso" del magistero pontificio. Anzitutto la novità è da cogliere nella scelta del tema, la pace, che suggerisce un'ottica diversa secondo cui considerare i diversi problemi della convivenza sociale. Inoltre la Pacem in terris è indirizzata, oltre che al clero e ai fedeli, a "tutti gli uomini di buona volontà" e distingue le "false dottrine filosofiche" dai "movimenti storici" derivati da esse. Nel complesso queste sottolineature comportano un diverso modo di intendere l'insegnamento sociale, che non si limita ad evidenziare i principi obiettivi della giustizia sociale, ma individua ed incoraggia le forze morali storicamente capaci di rendere presenti la giustizia e la pace. In ogni caso, le esigenze insite nella stessa natura umana sono esplicitate mediante l'appello ad evidenze etiche sulle quali è possibile il consenso di tutti gli uomini di buona volontà.

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1961: Mater et magista

(Giovanni XXIII)

La questione sociale si apre alla dimensione intemazionale ed al rapporto tra popoli ricchi e popoli poveri. La Chiesa si fa portavoce di una concezione forte della convivenza sociale, basata sul fondamentale principio "che i singoli esseri umani sono e devono essere il fondamento, il fine e i soggetti di tutte le istituzioni in cui si esprime e si attua la vita sociale" (n. 203). Alla luce di tale principio si possono leggere e valutare le nuove situazioni proprie del mondo sviluppato: crescita economica senza precedenti, maggiore interdipendenza tra gli uomini, ruolo accresciuto delle parti sociali, nuove linee di demarcazione tra povertà e ricchezza.

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1941: Radiomessaggi di Pio XII

(Pio XII)

Radiomessaggio natalizio del 24.12.1941

Dal radiomessaggio di Pentecoste per il 50simo anniversario della Rerum Novarum erano trascorsi appena sei mesi, ma molto era successo nel corso della guerra. I giapponesi avevano attaccato Pearl Harbor e gli Stati Uniti erano entrati nel conflitto portando cosi' lo scontro a ivello mondiale.Il Papa, oltre a preoccuparsi di quello che stava succedendo, indica anche i punti fondamentali per ricostruire una convivenza tra le nazioni: tutela della liberta' di ogni nazione, rispetto dell'identita' delle minoranze etniche, equa distribuzione delle risorse, riduzione progressiva degli armamenti, riconoscimento della liberta religiosa come indispensabile fondamento di un nuovo ordine internazionale.

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Radiomessaggio nel 50 anniversario della Rerum Novarum (1941)

Pio XII aveva dedicato i primi del suo pontificato allo sforzo di scongiurare la guerra: "Nulla e' perduto con la pace, tutto puo' esserlo con la guerra". Non era stato ascoltato ed ora continuava nel suo sforzo di pacificazione e nel contempo tracciava i presupposti per ricostruire dopo il conflitto un nuovo ordine interno ed internazionale. Si servi dei Radiomessaggi e in questo in particolare parla dei beni materiali, del lavoro e della famiglia come tre diritti naturali che lo Stato e la societa' devono tutelare. Proprio la famiglia viene additata come soggetto sociale primario.

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1937: Divini Redemptoris

(Pio XI)

Nel marzo del 1937 Pio XI promulga a pochi giorni di distanza due encicliche sociali di condanna del totalitarismo. Dopo la condanna del nazismo e' ora la volta del comunismo a cui viene dedicata la parte iniziale del documento. Il comunismo e' un ordinamento sociale "intrinsecamente perverso" a causa di una errata filosofia, evoluzionistica e materialista, della storia. Tra le varie cause della sua diffusione Pio XI cita tra l'altro la vasta propaganda di cui fa uso e la "congiura del silenzio" della stampa occidentale sulle violenze dei regimi comunisti. In contrapposizione a questo movimento contrappone il modello sociale cristiano, dando tra l'altro un piu' ampio approfondimento della concezione della giustizia sociale.

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1937: Mit brennender sorge

(Pio XI)

Il 21 marzo del 1937, Domenica delle Palme, in tutte le chiese della Germania venne letta e diffusa l'Enciclica del Pontefice Pio XI, Mit Brennender Sorge (Con bruciante preoccupazione), la più dura critica che la Santa Sede abbia mai espresso nei confronti di un regime politico.
Il testo dell'enciclica venne preparato dal cardinale di Monaco Michael von Faulhaber, a cui si aggiunsero gli interventi del Segretario di Stato Eugenio Pacelli, che resero il testo piu' forte ed esplicito, come anche il contenuto che diceva che Hitler stava ingannando i tedeschi, che era perfido, inaffidabile, pericoloso e intenzionato a sostituirsi a Dio. Nonostante questo nel 1938, nella conferenza di Monaco, Inghilterra, Francia e Italia si accordarono con il regime nazista.
Nella prima parte dell'Enciclica si traccia una storia del Concordato e si sottolineano le continue violazioni nei confronti della Chiesa cattolica e dei suoi fedeli. C'è una parte in cui la Mit Brenneder Sorge denuncia il neopaganesimo nazista: "Chi con indeterminatezza panteistica identifica Dio con l'universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti".
L'Enciclica condanna la concezione razziale del nazismo, che "divinizza con culto idolatrico" la terra e il sangue e "perverte e falsifica l'ordine da Dio creato e imposto".

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1931: Quadragesimo anno

(Pio XI)

La Quadragesimo Anno e' la prima enciclica commemorativa della Rerum Novarum e da qui comincera' la consuetudine della pubblicazione di pronunciamenti sociali in queste occasioni. L'enciclica esce nel mezzo della grande crisi economica successiva al 1929 e riprende una critica del capitalismo gia' presente in Leone XIII; da una lato la condanna dello "spirito individualistico", dall'altro l'accettazione e anche la reinterpretazione delle istituzioni economiche. Inoltre il pontefice riprende e e porta a compimento la definizione di un principio che diventera' un cardine della dottrtibna sociale della Chiesa: il principio di sussidiarieta' e cioe' il lasciare ad individui e comunita' intermedie (famiglia, ecc) i compiti che sono in grado di svolgere senza che lo Stato espropri queste prerogative, come ad esempio succedeva in quegli anni quando il fascismo teorizzava lo Stato come generatore la societa'.

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1891: Rerum Novarum
(Leone XIII)

La prima enciclica sociale della Chiesa venne promulgata il 15 maggio 1891. La sua stesura fu molto travagliata e ci vollero tre revisioni per arrivare al testo definitivo. Nelle analisi delle cause del conflitto sociale emerge la critica al liberalismo, anche se il principale bersaglio rimarra' il socialismo. Il documento si articola in tre parti principali: una prima dove vengono analizzate le cause del conflitto sociale a cui segue un esame critico del rimedio socialista e la proposta del "vero rimedio" ispirato ai principi cristiani. Questo rimedio consiste principalmente nella collaborazione tra le classi, a cui devono concorrere la Chiesa e lo Stato. Inoltre vengono legittimati i sindacati di soli operai, definiti associazioni di diritto naturale.

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L'attività di Formazione all'Impegno Sociale e Politico è coordinata dall'Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI

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